– Furto ai mondiali di carpfishing, tre arresti.
Sono accusati di aver rubato un amplificatore in una piazzola di pesca, allestita per il World carp classic sul lago di Bolsena.
Ma loro si giustificano: l’amplificatore l’hanno “trovato”, non rubato. E hanno anche rischiato la pelle.
Si sono difesi così i tre cittadini di Avellino aV P. di anni 60, V.R. di anni 64 e V.E. di anni 30, arrestati venerdì pomeriggio per furto aggravato. Sono due fratelli di circa cinquant’anni e il figlio 30enne di uno dei due. Appassionati di carpfishing, erano andati a passare qualche giorno sul lungolago di Montefiascone per assistere ai mondiali di questa speciale tecnica di pesca sportiva.
Verso le 17 li hanno fermati i carabinieri di Grotte di Castro per furto. A dare l’allarme era stato un pescatore olandese, partecipante alla gara, che diceva di essersi visto sottrarre un amplificatore, altra attrezzatura elettronica e dei mulinelli da pesca.
Solo l’amplificatore è stato ritrovato. Del resto della presunta refurtiva, nessuna traccia. Ma anziché trascorrere la notte in albergo, come previsto, i tre l’hanno dovuta passare in caserma.
“La cassa era dentro una busta della spazzatura – ha spiegato uno dei due fratelli, 60enne, ex vigile del fuoco -. L’ho presa io. Pensavamo che qualcuno l’avesse abbandonata e che si potesse aggiustare. Poi all’improvviso sono arrivati quattro scalmanati che ci hanno aggrediti. Uno ha trascinato mio figlio nell’acqua e lo ha picchiato. Alla fine ha detto che l’amplificatore era suo e se l’è ripreso. E’ finita a baci e abbracci”. E invece sono arrivati i carabinieri.
“Se avessi voluto rubarlo lo avrei nascosto, no? – ha continuato il 60enne -. L’ho messo sul sedile della mia macchina e l’ho pure restituito”.
Il fratello ex dipendente comunale e il figlio operaio hanno confermato la sua versione. L’avvocato Remigio Sicilia si è opposto fermamente alla convalida dell’arresto, ma per il giudice Eugenio Turco c’erano tutti i presupposti. Il processo continua a gennaio.
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