Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta a Cooperativa L’Arcobaleno a Scuola, al preside IC Canevari Paolo Fatiganti e alla sindaca di Viterbo Frontini, firmata da Martina Minchella e Veronica Pesci sulla sospensione del doposcuola a San Martino al Cimino – Doposcuola di San Martino sospeso senza preavviso dalla Cooperativa l’Arcobaleno a Scuola: quando a pagare sono le famiglie che lavorano.
La comunicazione è arrivata fredda, improvvisa, senza alternative nella giornata di ieri, domenica 4 gennaio: il servizio di doposcuola è sospeso con effetto immediato. Nessun preavviso di un mese, come previsto e come doveroso, nessuna spiegazione chiara, nessuna proposta di supporto per le famiglie coinvolte. Solo una decisione calata dall’alto che, ancora una volta, scarica le proprie conseguenze su chi ogni giorno cerca di tenere insieme lavoro, figli e impegni.
Per molte famiglie il doposcuola non è un “extra”, ma un servizio essenziale. È ciò che consente a madri e padri di rispettare orari di lavoro rigidi, di non dover chiedere permessi continui, di non affidarsi all’ultimo minuto a nonni o babysitter – quando ci sono e quando se lo possono permettere. È un servizio pagato, programmato, inserito nella routine settimanale con fiducia e responsabilità.
La sospensione senza preavviso rompe questo patto. Rompe l’organizzazione familiare, mette in difficoltà chi lavora a tempo pieno, crea stress e disuguaglianze. Perché non tutte le famiglie hanno le stesse reti di supporto, e non tutti i datori di lavoro sono disponibili a “capire”. A rimetterci, alla fine, sono soprattutto le madri, ancora troppo spesso chiamate a colmare i vuoti con rinunce professionali e personali, in un contesto in cui, tra l’altro, non è stato possibile scegliere perché non presente il tempo pieno.
Il preavviso di un mese non è una formalità burocratica: è una tutela minima. Serve a riorganizzare orari, a cercare soluzioni alternative, a contenere l’impatto su bambini e genitori. Ignorarlo significa mancare di rispetto a chi ha scelto e pagato un servizio confidando nella sua continuità.
C’è poi un tema di trasparenza. Se esistono problemi organizzativi o economici, le famiglie hanno il diritto di saperlo per tempo. Il dialogo è l’unica strada per costruire soluzioni condivise: una rimodulazione temporanea, un calendario ridotto, un supporto sostitutivo. Le decisioni improvvise, invece, alimentano sfiducia e conflitto.
Questa non è una polemica sterile. È una richiesta di responsabilità. I servizi educativi, soprattutto quelli che affiancano la scuola, devono essere gestiti con la consapevolezza del loro impatto sociale. Non si tratta solo di bilanci o turni: si tratta della vita quotidiana delle famiglie.
Si chiede che il servizio venga ripristinato o, almeno, che si rispettino le regole di preavviso previste dalla convenzione sottoscritta al momento dell’iscrizione. Si chiede ascolto, chiarezza e soluzioni concrete. Sostenere le famiglie che lavorano non è uno slogan: è una scelta che si misura nei fatti, anche – e soprattutto – quando le cose si complicano.
Martina Minchella
Veronica Pesci
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