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Tribunale - Un anno con sospensione della pena - I presidi sanitari trovati in casa e in auto

Infermieri sorpresi con farmaci e garze, un’assoluzione e una condanna per tentato peculato 

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Carabinieri - Il tribunale dall'alto

Carabinieri – Il tribunale dall’alto

L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache

Viterbo – (sil.co.) – Farmaci e garze a casa e in auto, si è chiuso martedì con una condanna e un’assoluzione il processo a due fratelli infermieri dell’ospedale di Viterbo accusati di peculato in concorso in seguito a un controllo della mobile del 15 maggio 2021.

Gli imputati sono difesi, rispettivamente dagli avvocati Paolo Delle Monache e Massimo Pistilli con la collega Sara Corba. 

Il collegio, assolvendo l’imputato difeso da Pistilli e Corba, ha riqualificato il reato in tentativo di peculato per l’altro, condannandolo a 12 mesi di reclusione con sospensione della pena.

Entrambi sono stati assolti per i materiali rinvenuti a casa, di cui era impossibile stabilire la provenienza. L’altro imputato e stato invece fermato per un controllo con i materiali in auto nel.perimetro dell’ospedale per cui, sentito il difensore Delle Monache, gli è stato riconosciuto il tentativo e la lieve entità del fatto. Parte civile la Asl di Viterbo con l’avvocato Giorgio Natoli.

Erano le sette e un quarto del mattino del 15 maggio di cinque anni fa quando, alla fine del turno di notte, gli agenti fermarono un infermiere per un controllo, mentre passava in auto dall’uscita laterale della palazzina di malattie infettive. Sulla vettura diversi materiali sanitari, come garze, bende e cerotti di vario tipo, un flacone di disinfettante, un camice verde, una tuta. 

In casa, dentro un armadietto e in un borsone di similpelle, diversi blister di farmaci del tipo benzodiazepine e altri tranquillanti, aperti, senza la confezione, nonché tre dispositivi per la misurazione della pressione, della glicemia e della saturazione, di cui si leggeva la marca ma privi di etichette identificative.

In reparto, dove non furono registrati ammanchi, sarebbero stati conservati all’interno di un magazzino, la cui chiave, in piena emergenza Covid, era a disposizione di tutto il personale.

Valanghe di materiali, tra cui mascherine, saturimetri e quant’altro serviva in quel particolare momento storico, anche da donazioni private. “Avevamo abbondanza di tutto, in particolare di tutto ciò che andava cambiato frequentemente, per evitare il rischio di contagi. Le marche dei prodotti erano diverse, secondo la provenienza, e non mettevamo targhette identificative. Se servivano, venivano scambiati con altri reparti. Durante il Covid era così”, hanno spiegato il medico e la caposala del reparto, rendendo bene l’idea del periodo. 


 – Farmaci e garze a casa e in auto, fratelli infermieri accusati di peculato


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 gennaio, 2026

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