Viterbo – (sil.co.) – È stato assolto nel tardo pomeriggio di martedì dal collegio un uomo accusato dalla ex di maltrattamenti aggravati, al centro di una tormentata vicenda familiare.
L’imputato – difeso dagli avvocati Maria Luisa Piccirilli e Claudia Razzolini – è l’ex badante d’origine sudamericana padre di tre figli minori che, lo scorso maggio, sono stati affidati a lui, costretto per stare con loro a licenziarsi dalla coppia di novantenni romani presso cui lavorava.
È successo quando i piccoli sono stati allontanati dalla madre, successivamente alla denuncia scattata dopo che uno di loro, il 14 luglio 2024, giorno del suo decimo compleanno, aveva chiamato i carabinieri perché i genitori stavano litigando.
“Sono stato io a dire a mio figlio di chiamare il 112 col mio telefono perché la madre continuava a provocarmi. Mentre lui li chiamava, lei lo incitava a dire che li volevo picchiare tutti”, ha spiegato all’udienza dello scorso 18 novembre l’imputato.
All’epoca faceva il badante a tempo pieno presso una coppia di novantenni romani. “Lei era gelosa della colf, si era convinta che la tradissi con lei e quando il martedì e il giovedì avevo i giorni liberi e stavo a casa era un inferno”, ha proseguito, mentre il difensore Piccirilli ha rivelato carte alla mano che la presunta vittima era alcolista e in cura al Serd.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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