Viterbo – Regia, equità, accesso, casa e comunità. Sono i concetti chiave al centro dell’intervento di Giovanni Biancalana, direttore del distretto B e portavoce del dipartimento della funzione territoriale, intervenuto nella giornata conclusiva di ieri degli Stati generali della Asl, Costruire salute insieme con la comunità.
Viterbo – Teatro Unione – Stati generali della Asl – Giovanni Biancalana, direttore del distretto B e portavoce del dipartimento della funzione territoriale
Dottor Biancalana, qual è il ruolo del dipartimento della funzione territoriale all’interno dell’Asl di Viterbo?
“Il dipartimento della funzione territoriale agisce come una vera e propria cabina di regia del territorio. Coordina i distretti, la Casa circondariale, la medicina legale e altre strutture aziendali come il servizio sociale, lavorando in stretta collaborazione con gli altri dipartimenti, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. L’obiettivo è trasformare la complessità in un sistema governato, in linea con le indicazioni della direzione strategica”.
Un lavoro che coinvolge anche soggetti esterni all’azienda sanitaria.
“Assolutamente. Sono attive collaborazioni con gli enti locali, sia organizzati in consorzio sia attraverso gli uffici di piano, con progetti come l’alfabetizzazione digitale. Abbiamo stipulato protocolli d’intesa che consentono la presenza dei servizi sociali integrati, sia in presenza sia in teleconsulto, negli sportelli unici di accesso. Importante anche il rapporto con il terzo settore, come Avis e Aism”.
Uno dei temi centrali è quello dell’equità.
“Il Dipartimento agisce come garante dell’equilibrio tra domanda e offerta, tra bisogni e risorse, tra pubblico e privato accreditato. È un governo attivo che mira a garantire sostenibilità ed equità di accesso, attraverso interventi mirati e appropriati”.
Quali strumenti utilizzate per garantire questa equità?
“Un ruolo fondamentale è svolto dall’Unità valutativa distrettuale Integrata, composta da medici, infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali e specialisti. Coinvolgendo tutti gli attori della presa in carico, riusciamo a costruire piani di intervento personalizzati, cuciti sulla singola persona e sul suo contesto sociale”.
Quanto conta la chiarezza organizzativa in questo processo?
“È essenziale. La chiarezza dei ruoli, la mappatura delle funzioni, il controllo dell’appropriatezza clinico-assistenziale e della spesa permettono di governare il sistema e di assumersi la responsabilità dei processi e degli esiti”.
Viterbo – Teatro Unione – Stati generali della Asl – Giovanni Biancalana, direttore del distretto B e portavoce del dipartimento della funzione territoriale
Un altro pilastro è l’accesso alle cure.
“L’azione dell’azienda è orientata a facilitare l’accesso della persona al sistema sanitario, non solo come risposta a un bisogno espresso, ma anche come lettura e intercettazione del bisogno inespressi. La presa in carico riguarda tutta la popolazione, con un’attenzione particolare alle fasce più vulnerabili e difficili da raggiungere”.
Un esempio concreto è la popolazione in regime di restrizione.
“Sì, la realtà carceraria presenta oggettive difficoltà di accesso alle cure. La collaborazione tra istituzioni, sistema penitenziario e Asl, insieme al lavoro della centrale operativa aziendale, consente di garantire prestazioni che altrimenti non sarebbero erogabili”.
Come viene gestita la cronicità sul territorio?
“Patologie come diabete, scompenso cardiaco e Bpco sono gestite attraverso le Centrali operative delle cronicità. L’utilizzo di piattaforme dedicate permette un’interazione costante tra servizi, persona e caregiver, modulata sulle capacità e sulle esigenze dell’utente”.
Anche la medicina legale ha migliorato l’accessibilità.
“Grazie al portale aziendale, la medicina legale ha semplificato l’accesso online, migliorando tempi e modalità di prenotazione. Questo ha portato anche utenti provenienti da Asl limitrofe e ha consentito di ripristinare la presenza degli ambulatori sul territorio”.
Il concetto di “casa come primo luogo di cura” è sempre più centrale.
“In linea con il DM 77, stiamo orientando interventi e prestazioni verso la casa: cure primarie, assistenza domiciliare anche ad alta intensità, unità di continuità assistenziale e telemedicina. Tutti strumenti coordinati dalle Centrali operative territoriali distrettuali, per una sanità di prossimità realmente rivolta alla persona”.
Guardando al futuro, che ruolo avranno le case di comunità?
“Il 2026 segnerà una tappa fondamentale: le case di comunità saranno i luoghi della vera presa in carico delle persone, dalla prevenzione alla promozione della salute, fino alla gestione degli aspetti sanitari e sociali. L’interazione tra enti pubblici, terzo settore e cittadini significa costruire comunità”.
In sintesi, che messaggio emerge dal lavoro del dipartimento?
“Fare sanità territoriale oggi significa governare la complessità mettendo al centro la persona. Solo così possiamo garantire equità, prossimità e risposte concrete ai bisogni reali delle comunità”.
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