Viterbo – “Vogliamo ricreare un rapporto di fiducia con i cittadini. Uso di superalcolici, autolesionismo e suicidi tra i giovani sono in aumento e bisogna lavorare come comunità. Dobbiamo ascoltare e capire i giovani, calarci nel loro mondo”. Egisto Bianconi, direttore generale della Asl, all’inaugurazione degli Stati generali della salute.
Viterbo – Piazza del Teatro – Stati generali della salute – Egisto Bianconi
Sono in corso gli Stati generali della salute, evento organizzato dalla Asl di Viterbo a piazza del Teatro. Ed è il direttore della struttura sanitaria viterbese Bianconi a raccontare l’evento, e non solo. Dalla fotografia di una popolazione che diventa sempre più anziana, ai disagi mentali in aumento, fino al mondo dei giovani. Giovani che come comunità si devono ascoltare, capire, e cercare di aiutare, entrando nelle loro vesti, avendo ben presente come il mondo sia cambiato. Necessario, quanto mai ora, è, per il direttore della Asl, recuperare la fiducia dei cittadini, fare rete e agire come comunità per prevenire, comprendere e aiutare. Perché una mano tesa nel momento giusto può evitare il baratro. Gli Stati generali della Asl continuano oggi al teatro dell’Unione.
Qual è il significato di questo evento? Che messaggio avete voluto trasmettere alla cittadinanza?
“Abbiamo voluto trasmettere quello che siamo e quello che stiamo diventando. Credo lo abbia percepito Roma, ma meno la nostra cittadinanza. E quindi aldilà dei servizi che eroghiamo, vogliamo far comprendere che siamo un’amministrazione che vuole collaborare con tutte le altre, e con le associazioni e le istituzioni tutte per cercare di creare benessere. Questo è il nostro obiettivo. Con queste giornate abbiamo voluto ricreare un rapporto di fiducia con i cittadini, fiducia che in parte è venuta meno. E anche la comunicazione quella più importante tende in parte a delegittimare, a non far comprendere qual è il reale valore del servizio sanitario nazionale e tutto quello che di buono fa ogni giorno, e quanto è importante difenderlo e tutelarlo, soprattutto in questa fase”.
Viterbo – Piazza del Teatro – Stati generali della salute
Il messaggio che sta passando da parte della Asl viterbese, anche con questa iniziativa, è quanto sia estremamente importante prevenire la malattia.
“Sì, è vero, la prevenzione è fondamentale, anche perché noi dobbiamo essere consapevoli che come trend siamo una popolazione che sta diventando sempre più anziana, e quindi anche a livello economico diventerà difficilmente sostenibile se tutti quanti arriveremo acciaccati nell’anzianità. Ma non solo per quello. Bisogna rilanciare secondo me il concetto vero di benessere. Noi troppo spesso misuriamo la sanità per numero di prestazioni, per i tempi di attesa, cioè per cose facilmente misurabili. Questi altri temi, importanti, lo diventano meno perché sono meno misurabili. Se una persona non si ammala non è misurabile. Dobbiamo spostare l’attenzione dalla fase dell’acuto e del cronico, ad allungare quanto più possibile il benessere delle persone. Dobbiamo pensare a questo, e ad avere attenzione ai giovani.
Li dobbiamo aiutare, li dobbiamo comprendere, dobbiamo comprendere un mondo che è cambiato, le dinamiche cambiate, e una tipologia di relazioni che non è la stessa con cui noi siamo cresciuti, ma è mediata da altri strumenti. Ecco, noi dobbiamo capire come intercettarli e aiutarli. È un mondo che purtroppo ha meno ideali e più consumismo, è più un avere che un essere, e dobbiamo ribilanciare questi due valori, ma prima di tutto dobbiamo comprendere le difficoltà dei ragazzi, capire il disagio che incontrano, per poter sviluppare tutti insieme una strategia comune per avere tra vent’anni una società di persone complete, con una maturità relazionale che oggi ancora non si percepisce o che comunque fatica a crescere”.
Viterbo – Piazza del Teatro – Stati generali della salute
C’è una grande presenza di giovani a queste iniziative. State usando il linguaggio dei giovani. Quanto è importante intercettare i giovani anche a livello di comunicazione, quanto lo è parlare la loro lingua?
“È importantissimo questo. Noi dobbiamo comprendere la modalità migliore per intercettarli. È inutile parlare in maniera istituzionale perché i ragazzi faticano ad ascoltarci, così come facevo fatica io quando ero ragazzo. Loro usano altri strumenti, e sono cresciuti con un livello di attenzione molto più basso. La notizia deve essere veloce, coincisa, perché altrimenti passano a quella successiva, come i social media che utilizzano. E noi non possiamo pensare di usare con loro strumenti diversi da quelli che loro utilizzano. Dobbiamo capire cosa li potrebbe aiutare, ma calandoci nelle loro vesti, nel loro mondo, cercando di non avere pregiudizi.
Dobbiamo capire, analizzare, e magari anche comprendere insieme a loro qual è il metodo migliore per aiutarli. Faccio un esempio. Io ritengo che sia utile lo psicologo nelle scuole, ma credo che sia difficile per un ragazzo richiedere lo psicologo senza sentirsi stigmatizzato, quindi nel momento in cui quel ragazzo fa quel passo vuol dire che noi lo abbiamo aiutato troppo tardi e a quel punto già si sente stigmatizzato. Invece dobbiamo riuscire a intercettarli prima con altri metodi che dobbiamo capire insieme ai professionisti del settore e a tutte le forze del territorio che devono attivarsi insieme per evitare quelle casistiche che io vedo aumentare.
Casistiche di disagio mentale, di ricorso ai superalcolici, all’uso di stupefacenti. Sono in aumento gli atti di autolesionismo, i suicidi di ragazzi. Sono novità su cui noi non possiamo non interrogarci e lo dico come genitore avendo tre figli. Io lo vedo e capisco che sono quasi disarmato nell’approccio e non sento una società che mi supporti nel difficile compito di genitore”.
Viterbo – Piazza del Teatro – Stati generali della salute
La città negli ultimi giorni è rimasta molto colpita dal suicidio in circostanze ancora da chiarire di un ragazzo di 13 anni. È difficile comprendere, tanti sono i perché, ma la società probabilmente deve interrogarsi.
“Sì, è assolutamente vero. Come società è indispensabile che noi ci interroghiamo e dobbiamo sviluppare delle strategie comuni, perché siamo una comunità. Queste giornate vogliono sottolineare che non funzioniamo se non funzioniamo come comunità, ognuno facendo la propria parte. Però dobbiamo proseguire lo stesso obiettivo in modo sinergico e collaborante. Perché altrimenti facciamo ognuno il proprio pezzetto, ma non è quello il miglior risultato che possiamo ottenere”.
Pensate di organizzare dei focus su questi argomenti?
“Sì, cercheremo di analizzare tutti gli aspetti più rilevanti. Ci interrogheremo sulla modalità con cui fare qualcosa, perché non devono essere vissuti né come lo stigma di una comunità, e neanche come una moda. Deve essere un ragionamento serio, magari neanche pubblico. Noi dobbiamo comunicare quando sappiamo cosa dire, altrimenti andiamo a fare un’operazione di tipo diverso, che non è nelle mie intenzioni né nelle mie corde.
Voglio pormi nella posizione di cercare di capire, non ergermi risolutore di problemi, perché non è nelle mie corde. Noi siamo l’ultimo anello della catena e viviamo e vediamo la drammaticità di questi eventi e ci troviamo a gestire eventi che a volte sono davvero drammatici. La nostra urgenza è rappresentare questa situazione per poter collaborare insieme per cercare di risolverla, altrimenti ognuno pensa di aver fatto la sua parte. Ma non è detto che sia stata fatta nel migliore dei modi possibili.
Alcune cose non accadrebbero o accadrebbero in modo molto più sporadico. Faccio un esempio. Se il disagio mentale aumenta, non è un problema del servizio sanitario nazionale. Perché poi noi li prenderemo in carico e li supporteremo, però sono persone che già si trovano in difficoltà. Quindi bisogna trovare insieme una strategia e una modalità affinché non si arrivi a quel punto.
Perché forse in una fase precedente, magari anche in aiuto ai nostri servizi, si può evitare il baratro. Da cui poi è molto più faticoso uscire. Vale per questa e vale anche per altre situazioni che possono essere anche di tipo psichiatrico. Una mano tesa prima evita certe situazioni, come è successo a noi da giovani, quando la comunità aveva una capacità di sostegno e di solidarietà maggiori. Questa comunità ha nelle sue corde questi valori e dobbiamo lavorarci per rinforzarli”.
Quando è che il direttore della Asl potrà dirsi soddisfatto del lavoro che sta facendo?
“Quando sarà, lo dirò”, dice sorridendo.
Irene Temperini
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