Viterbo – È stato rinviato a giudizio dal gup Savina Poli il nonno ottantenne accusato di abusi sessuali in un tema scolastico dalla nipote tredicenne.
Violenza
L’insegnante, leggendo il testo in cui la giovane dichiarava di non voler più andare a casa del nonno perché “mi toccava sempre”, ha immediatamente dato l’allarme alle autorità.
“Mi dà fastidio – avrebbe scritto la ragazzina – quando mi tocca e non voglio più andare da lui”. La sensazione di fastidio che accompagnava la minore sarebbe stata notata anche dai familiari che per non turbarla avrebbero scelto di allontanarla dal nonno.
Le stesse insegnanti si sarebbero rivolte alla procura, fino alla richiesta di processo per violenza sessuale aggravata dalla minore età e dal rapporto di parentela con la vittima da parte della pm Paola Conti.
I fatti contestati risalirebbero all’autunno di due anni prima, quando la minore pernottava presso l’abitazione del nonno. Le indagini si sono concluse a fine gennaio 2025. Oggi, dopo un anno, il rinvio a giudizio.
A gennaio 2025, un altro nonno (85enne) è stato condannato a 5 anni di carcere per abusi prolungati su una nipotina in un caso separato sempre nella provincia di Viterbo.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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