![]() Giuseppe Picchiarel |
Viterbo – Falso ideologico in atto pubblico commesso da un pubblico ufficiale. È il reato contestato a un infermiere viterbese in servizio presso un ospedale toscano.
Erano i tempi del Covid, per la precisione di San Silvestro 2022, mentre era in isolamento domiciliare avendo contratto il coronavirus, avrebbe effettuato accesso dal proprio computer al sistema informatico del pronto soccorso attestando falsamente che tre suoi parenti avevano effettuato altrettanti test anticovid negativi,
Fatto sta che l’infermiere, un 44enne del comprensorio del lago di Bolsena, difeso dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli, mercoledì è stato rinviato a giudizio dal gup Rita Cialoni, che ha fissato la prima udienza del processo per falso ideologico a novembre.
I fatti risalgono al 31 dicembre di quattro anni fa. Vigilia di Capodanno 2023. Il 44enne avrebbe creato tre cartelle cliniche a nome del cognato, della sorella e della nipote, attestando falsamente che avevano fatto ingresso al pronto soccorso e effettuato test anticovid negativi.
A effettuare la segnalazione, facendo scattare le indagini dopo circa un mese, è stato un dirigente della Asl che, il successivo 9 febbraio, ha informato la competente autorità giudiziaria toscana dei suoi sospetti. Il caso è poi arrivato a Viterbo, dove l’infermiere avrebbe commesso il reato di falso ideologico, collegandosi al sistema col suo pc mentre era a casa in quarantena.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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