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Tribunale - Era imputato anche di falso per avere prodotto un referto in cui gli animali venivano dichiarati sani

Vende capre malate a un allevatore, imprenditore assolto dall’accusa di truffa

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Tribunale di Viterbo - Un'aula

Tribunale di Viterbo – Un’aula

Tuscania -(sil.co.) – Imprenditore agricolo di Tuscania a processo per truffa e falso un atto pubblico per avere venduto a un allevatore sardo, secondo l’accusa, uno stock di 150 capre malate spacciandole per sane. 

La compravendita risale alla primavera del 2019, quando l’acquirente è venuto apposta sul continente dalla Sardegna per perfezionare il contratto e traghettare il carico di bestiame sull’isola. Particolarmente conveniente il prezzo di acquisto, 200 euro  capo contro i 300-400 euro del costo standard per quel tipo di capra. 

Già allo sbarco si sarebbe accorto che gli animali avevano le ginocchia gonfie, scoprendo che soffrivano di  artrite cronica caprina. una malattia congenita, nonostante l’imputato avesse prodotto un referto dell’istituto zooprofilattico che escludeva patologie. 

Mercoledì il pubblico ministero ha chiesto al giudice Jacopo Rocchi una condanna a otto mesi di reclusione e 500 euro di multa. cui il difensore Massimo Boni ha replicato sostenendo che se la parte offesa si è accorta già allo sbarco che il bestiame era fallato, doveva essere così pure al momento dell’acquisto. “Se così fosse, il vizio sarebbe stato facilmente riconoscibile alla partenza”, ha spiegato. 

Il giudice ha assolto l’imprenditore dalle accuse di falso in atto pubblico e truffa. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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27 febbraio, 2026

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