Viterbo – (sil.co.) – Minacciato di essere buttato giù dal balcone di casa da un parente cui doveva restituire un prestito di 90 euro per ricomprarsi il telefonino che gli avevano rubato. Imputato di rapina, un somalo è stato perdonato dalla vittima e assolto.
Una pattuglia dei carabinieri
Era la mattina dell’11 marzo di un anno fa quando il somalo si sarebbe presentato a casa della vittima assieme a un altro connazionale, intenzionato a farsi ridare la somma di 90 euro che gli aveva prestato un mese prima. Non potendo la persona offesa soddisfare la sua richiesta, i due lo avrebbero minacciato di lanciarlo di sotto, gli avrebbero strappato il telefono dalle mani e dopo averlo appoggiato su un tavolo lo avrebbero preso e portato via.
La coppia di giustizieri fai da te è stata arrestata. L’aiutante del presunto creditore è uscito di scena patteggiando. Il creditore, in carcere da un anno, è finito a processo per rapina davanti al collegio. Di fede musulmana, ieri mattina la presunta vittima, assistita da una interprete, durante il giuramento ha invocato il Ramadan, iniziato un paio di settimane fa, per spiegare che non avrebbe potuto far altro che dire la verità.
“Io e l’imputato siamo parenti, dopo il fatto ho parlato con la famiglia in Somalia e l’ho subito perdonato”, ha riferito, faticando nell’ammettere la minaccia del balcone, ma confermando che doveva restituire 90 euro all’aggressore.
L’imputato, che ha rinunciato a farsi interrogare, era presente in aula scortato dagli agenti della polizia penitenziaria. “Mi aveva dato prima 60 e poi altri 30 euro, che non potevo restituirgli non avendo ancora trovato un lavoro. Allora gli ho proposto di ridarglieli 20 euro al mese, ma lui li rivoleva tutti subito. Così hanno preso il telefono”, ha proseguito, per poi rimettere la querela, ribadendo il suo perdono.
Il collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, dopo una breve camera di consiglio, ha riqualificato il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni e decretato il non luogo a procedere per l’imputato in seguito alla remissione di querela, revocando con effetto immediato la misura della custodia cautelare in carcere.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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