Castel Sant’Elia – Nel vivo il processo all’ex direttore delle poste di Castel Sant’Elia che da luglio 2016 a gennaio 2018, avrebbe truffato ai clienti attorno ai 90mila euro, circa 80mila dei quali versati in contanti suoi due conti correnti. Un importo ben lontano dalla normale retribuzione. Contro l’imputato, a processo davanti al collegio per peculato e difeso dall’avvocato Daniele Nobili, si sono costituite parte civile con l’avvocato Mara Mencherini otto presunte vittime nonché Poste Italiane con l’avvocato Antonio Sebastiano Campisi.
Civita Castellana – Guardia di finanza
L’ex direttore avrebbe approfittato della fiducia, e in un caso perfino dell’infatuazione, delle persone offese. La maggior parte anziani, che avevano addirittura sottoscritto buoni fruttiferi in lire, decenni prima. Tra loro un ex direttore dello stesso ufficio postale di Castel Sat’Elia, in pensione, che resosi conto dell’appropriazione indebita, si è fatto restituire il maltolto, così come un altro beneficiario.
Le indagini -ricostruite in aula da un maresciallo della finanza – sono scattate in seguito alla denuncia della figlia di un’anziana, che si è recata alla Polpost di Viterbo, dopo di che è entrata in azione la guardia di finanza di Civita Castellana, su delega della procura, che all’inizio del 2018 ha denunciato l’ex direttore per peculato nell’ambito dell’operazione “Confidence”.
La figlia dell’anziana aveva notato che la somma accreditata sul libretto della madre, all’atto di incassare dei buoni fruttiferi postali, era nettamente inferiore a quanto le era dovuto. La differenza, il direttore se la sarebbe versata in contanti sui suoi conti correnti il giorno stesso, prima di chiudere l’ufficio. E, come ha sottolineato il finanziere, era l’unico ad avere accesso alla cassaforte.
Davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli, un 42enne di Sutri. T.S., che fu immediatamente sospeso e che secondo l’accusa tra luglio 2016 e l’inizio del 2018 avrebbe sottratto decine di migliaia di euro ai clienti. Alle indagini ha collaborato l’antifrode di Poste Italiane, due cui ispettrici saranno sentite alla prossima udienza. Ieri è stato invece ascoltato il consulente tecnico-contabile della procura.
L’imputato avrebbe fatto accomodare la vittima di turno in un locale separato e, dopo aver controllato l’ammontare del rimborso, senza comunicarlo, avrebbe chiesto al malcapitato se preferisse l’accredito dell’importo direttamente sul proprio conto corrente. In caso di risposta positiva avrebbe quindi versato una parte sul conto del cliente, tenendo per sé la restante, fatta figurare come consegnata in contanti.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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