Vetralla – Dopo 15 anni è stato condannato in via definitiva a due anni di reclusione e 200 euro di multa per il porto di un fucile a canne mozze con cui ha minacciato un barista, la sera di domenica 6 marzo 2011 a Vetralla. Imputato Giancarlo Santagati, il pluripregiudicato 56enne originario di Gela condannato lo scorso 15 dicembre a 5 anni e 4 mesi per rapina e lesioni con l’abbreviato in quanto autore materiale dell’aggressione del 4 ottobre 2024 a Roma, del funzionario ministeriale Federico Vittorio Rapisarda.
Corte di Cassazione
Il 16 settembre 2014 è stato condannato in primo grado a due anni e mezzo per minacce e detenzione e alterazione di arma clandestina dal collegio del tribunale di Viterbo. Pena ridotta a due anni e 200 euro di multa in appello. Contro la sentenza del 4 aprile 2025, il 56enne ha presentato il ricorso in cassazione chiedendo la prescrizione, ma il ricorso che è stato bocciato lo scorso 12 febbraio.
Una serata no per Santagati, che aveva perso alle slot machine prima di terrorizza con un fucile a canne mozze il titolare del bar, perché non voleva saperne di uscire dal locale di Vetralla all’orario di chiusura.
“Voglio giocare ancora, devo rifarmi dei miei 250 euro persi”, avrebbe detto al gestore, sventolando improvvisamente l’arma che teneva nascosta sotto la giacca, per essere più convincente. Dopo di che, sentendo le sirene dei carabinieri, è corso all’esterno, ha smontato velocemente il fucile (un Beretta calibro 12) e lo ha nascosto a pezzi nella siepe e sotto le auto in sosta, dove poco dopo è stato ritrovato dai militari che lo hanno arrestato sia per minaccia a mano armata, sia per illecita detenzione di munizioni (5 cartucce) e arma clandestina visto che il fucile, oltre alle canne mozze, aveva anche la matricola abrasa.
Carabinieri
Perizia psichiatrica. Nel corso del processo di primo grado, la difesa ha tentato di dimostrare che l’imputato soffre di manie di persecuzione e per questo teneva un’arma di nascosto, ma secondo la perizia psichiatrica al momento dei fatti era perfettamente capace di intendere e di volere. L’accusa aveva chiesto 3 anni e mezzo di carcere.
No alla prescrizione nonostante siano trascorsi 15 anni. Nonostante il limite edittale massimo di otto anni, come confermato dalla cassazione, “a questa frazione devono aggiungersi gli aumenti di pena conseguenti all’applicazione della recidiva”, riconosciuta nella decisione impugnata. “A questa sommatoria – si legge nelle motivazioni – occorre aggiungere i periodi di sospensione del procedimento di primo grado, compresi tra il 17 settembre 2013 e il 14 gennaio 2014 e da quest’ultima data al 10 settembre 2014”, maturando 16 anni e 8 mesi.
In totale oltre 17 anni e mezzo per la prescrizione. “A questa frazione temporale – concludono gli ermellini, dichiarando inammissibile il ricorso – dovevano essere infine aggiunti 11 mesi e 24 giorni di sospensione, che erano stati concessi dal tribunale di Viterbo, nel giudizio di primo grado, che impongono di ritenere non ancora decorsi i termini di prescrizione alla data odierna”.
Silvana Cortignani
– Minaccia sparatoria al bar, condannato a due anni e mezzo
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