Viterbo – (sil.co.) – Giornalista assolto dall’accusa di diffamazione, ma dovrà risarcire con 3500 euro ciascuna le due vittime di notizie infondate e infamanti, ovvero un politico viterbese e il figlio, dei quali l’imputato, ventenne all’epoca dei fatti e non iscritto all’ordine, aveva insinuato collusioni con mafia viterbese, essendo uno dei sodali operaio presso un’azienda della famiglia.
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L’accusa aveva chiesto sei mesi di reclusione, ma il giudice Jacopo Rocchi, pur disponendo un risarcimento complessivo di settemila euro, ha dichiarato il non luogo a procedere per particolare tenuità del fatto. Imputato di diffamazione aggravata a mezzo stampa anche il direttore del sito su cui era stato pubblicato l’articolo, un 74enne nel frattempo deceduto, per il quale è stata decretata l’estinzione del reato in seguito a morte del reo.
Il giovane cronista era appena ventenne quando, il 29 settembre 2020, uscì su un sito online nel frattempo chiuso un pezzo a sua firma in cui l’attività imprenditoriale del politico veniva messa in relazione con uno degli imputati di mafia viterbese, già condannato all’epoca a oltre 7 anni di carcere, ipotizzando possibili pressioni in quanto suo dipendente.
Il difensore di parte civile Giovanni Labate
Il politico e il figlio si sono costituiti parte civile con l’avvocato Giovanni Labate, mentre l’unico imputato rimasto era difeso dall’avvocato Bianchi. L’anziano direttore responsabile della testata – secondo quanto riferito durante l’interrogatorio cui si è sottoposto lo scorso mese di dicembre – non avrebbe potuto esercitare la sua attività di controllo, nonostante la difesa del coimputato abbia riferito che sapesse dell’articolo dal giorno precedente. Del cronista ha detto “non era autorizzato a pubblicare”, scaricando la responsabilità sul ventenne, che non era nemmeno iscritto all’albo dei giornalisti e stava facendo pratica soltanto da qualche mese.
Secondo il difensore del giornalista, il responsabile del sito era stato abbondantemente informato già dal giorno precedente dell’articolo, tramite chat Whatsapp di cui ci sarebbe traccia, sulla quale avrebbe dato il suo consenso alla pubblicazione dopo avere preso atto del contenuto del pezzo.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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