Roma – Monsignor Filippo Ortenzi denuncia la moglie per maltrattamenti in famiglia. Martedì il via all’udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Roma, ma la ex del metropolita originario di Marta. dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Alessandro Di Cicco, sarebbe tornata in patria.
Monsignor Filippo Ortenzi
Imputata una 59enne d’origine romena, sposata col leader della chiesa ortodossa, che è invece originario del lago di Bolsena. Il religioso 71enne, nato a Marta il 3 marzo 1955 e residente a Roma, è assistito dall’avvocato Emanuele Fierimonte del foro di Roma. I fatti per cui la donna è imputata di maltrattamenti in famiglia vanno da aprile 2024 al 26 febbraio 2025, giorno in cui il marito si è deciso a sporgere denuncia. Le indagini della procura capitolina si sono chiuse il successivo 19 giugno con la richiesta di rinvio a giudizio. Al via martedì l’udienza preliminare.
L’avvocato Emanuele Fierimonte
Vessazioni continue. Nel capo d’imputazione si parla di “vessazioni continue e tali da cagionargli sofferenze, privazioni ed umiliazioni incompatibili con normali condizioni di vita”.
Botte pure al cane. Pesantissime le accuse. Più volte lo avrebbe minacciato di morte. dicendogli che era sua intenzione ammazzarlo unitamente alla sua cagnolina di razza chihuahua, che avrebbe maltrattato procurandole la frattura del bacino e delle zampe.
“Ostacolato anche nella professione”. L’imputata avrebbe urinato più volte in corridoio e in camera da letto. Oltre a dargli del “pezzo di merda, demente, puttaniere”, la 59enne avrebbe anche continuamente ostacolato il marito “nello svolgimento dei propri impegni professionali in veste di leader di una organizzazione religiosa”.
“Ti ammazzo a coltellate mentre dormi”. La moglie avrebbe inoltre percosso il marito, colpendolo ala testa con un tablet e sferrandogli un pugno su un orecchio, minacciandolo di morte dicendogli che prima o poi sarebbe entrata nella camera da letto in cui dormiva per colpirlo con una coltellata durante il sonno.
Marito chiuso fiori casa. Gli avrebbe anche intimato di non far entrare nessuno in casa e di non usare nè il telefono, né il computer in sua presenza, arrivando a impedirgli di entrare in casa, costringendolo in una occasione a dormire in luogo diverso dalla sua residenza e, un’altra, ad allertare le forze dell’ordine per potervi rientrare, impedendogli in altre occasioni di uscire e di partecipare a pranzi o altri eventi conviviali per timore di essere nuovamente chiuso fuori casa.
“Ti mando in galera”. Non ultimo, inscenando con delle urla una lite, avrebbe minacciato il marito dicendogli che avrebbe riferito (falsamente) di essere menata così da mandarlo in galera e togliergli la casa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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