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Roma - Ritrovato negli archivi vaticani un documento autografo del 1512 - È la prima prova diretta del ruolo del Buonarroti nell’invenzione dell’opera

Scoperta una lettera di Michelangelo Buonarroti sulla Pietà di Sebastiano del Piombo: “Se l’invenzione è mia, l’opera sarà tua”

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Questo è solo pesce del primo aprile

Roma – Una scoperta destinata a segnare un passaggio decisivo nella storia dell’arte e di grande importanza per Viterbo. Negli archivi vaticani è stata rinvenuta una lettera autografa di Michelangelo Buonarroti che rappresenta la prima prova diretta, la prova provata, del suo ruolo nell’invenzione della Pietà di Sebastiano del Piombo.

Il documento, datato “a dì XV di giugno MDXII” e firmato “Michelagnolo”, accompagna l’invio del cartone preparatorio destinato alla pala per la chiesa di San Francesco a Viterbo. Non si tratta di una fonte indiretta, ma di una dichiarazione in prima persona dell’artista.

La pietà di Sebastiano del Piombo

La pietà di Sebastiano del Piombo


Il passaggio centrale è destinato a diventare cruciale negli studi: “Se l’invenzione è mia, l’opera sarà tua”. Una frase che chiarisce senza ambiguità la natura della collaborazione tra i due artisti: a Michelangelo l’idea, la costruzione delle figure, l’impianto; a Sebastiano la pittura, il colore e la resa finale.

La Pietà, dipinto a olio su tavola di pioppo (190×245 centimetri), realizzato tra il 1512 e il 1516 su commissione del chierico di camera Giovanni Botonti, è una delle prime e più significative opere nate dal dialogo tra i due.

Il dibattito sull’attribuzione delle figure ha attraversato per secoli la storia dell’arte. La monumentalità della Vergine e la costruzione anatomica del Cristo morto rimandano alla mano di Michelangelo, come confermano anche gli studi preparatori conservati a Vienna. A Sebastiano spettano invece il volto, il paesaggio notturno e la resa cromatica.

La lettera aggiunge un elemento ulteriore: il riferimento diretto a Viterbo e al Bullicame, che Michelangelo cita ricordando il suo soggiorno per curare il “mal della pietra”. Un dettaglio coerente con le fonti storiche.

Viterbo - Basilica San Francesco – La Pietà di Sebastiano del Piombo torna a casa

Viterbo – Basilica San Francesco – La Pietà di Sebastiano del Piombo torna a casa in riproduzione


Il rapporto tra i due artisti emerge con forza dalle parole del testo. Michelangelo si rivolge a Sebastiano come a un interlocutore privilegiato, affidandogli l’esecuzione di un’invenzione che considera propria, ma condivisa nel risultato finale.

Il tema della collaborazione tra i due è stato al centro della mostra “Sebastiano e Michelangelo” alla National Gallerynel 2017, ma mai fino a oggi era emersa una testimonianza così esplicita.

Il ritrovamento rappresenta quindi un documento di valore straordinario: per la prima volta Michelangelo descrive direttamente il passaggio dal disegno alla pittura e definisce con precisione il rapporto tra invenzione ed esecuzione.


Il testo della lettera di Michelangelo e Sebastiano del Piombo 

Al molto caro Sebastiano, amico e fratello nell’arte,

Con animo pieno d’affetto ti scrivo, mandandoti per queste mani il cartone della Pietà, che ho composto pensando alla tavola che dovrà stare nella chiesa di San Francesco in Viterbo, secondo il desiderio di messer Giovanni Botonti.

In questa invenzione ho cercato di porre tutta quella gravità e quel dolore che il soggetto richiede, senza indulgere in vane dolcezze, ché il mistero della morte del Cristo vuole più verità che ornamento. Ho studiato con ogni cura il corpo e le membra, e massimamente le mani e il torso della Vergine, acciò che il dolore suo non sia solo veduto, ma sentito.

Ti prego dunque di ricevere questo disegno come cosa nostra, ché se l’invenzione è mia, l’opera sarà tua, e a te si conviene darvi colore, aria e vita, come solo la tua mano sa fare. Confido che saprai condurre a compimento l’opera in modo che essa renda onore non solo a chi l’ha commissionata, ma anche alla nostra amicizia.

Nel paesaggio, che ho immaginato in notturna, ho pensato ai luoghi di quella terra, alle acque e ai vapori del Bulicame e agli impianti antichi che lì si veggono; cose che anch’io ho avuto modo di considerare, trovandomi in Viterbo per curare il mio male. Se ti parrà, potrai darvi quella verità naturale che tanto ti è propria.

Guarda ogni cosa con libertà e correggi senza riguardo ciò che ti paia manchevole, ché più stimo il tuo giudizio che qualunque altra lode.

Sta sano, e serbami quell’amore che io porto a te con sincerità intera.

Di Roma, a dì XV di giugno MDXII

Michelagnolo


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1 aprile, 2026

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