Viterbo – (sil.co.) – “La vittima è tuttora traumatizzata”. È ripreso mercoledì con la testimonianza della presidente del centro antiviolenza che si è occupata del caso il processo davanti al giudice Jacopo Rocchi all’ex marito accusato di stalking dalla donna che aveva sposato dopo una lunga detenzione, con cui ha avuto quattro figli minori, attualmente in casa famiglia, più altri due, entrambi maggiorenni, avuti da una precedente relazione della presunta vittima.
Carolina Garrow – Presidente del centro antiviolenza Demetra di Vetralla
In tribunale ha testimoniato la presidente del centro antiviolenza Demetra di Vetralla, Carolina Garrow, che nell’autunno del 2023 ha preso in carico la persona offesa, una 49enne, segnalata dall’assistente sociale che già seguiva la famiglia. “La donna ha sporto una denuncia seguita da sette integrazioni e lei e i quattro figli minori sono stati trasferiti in casa famiglia, da dove la donna è uscita a giugno del 2024, quando si è trovata un lavoro come barista”.
All’epoca la responsabilità genitoriale era stata già sospesa sia alla madre che al padre che, tra il 15 dicembre 2024 e marzo 2025, avrebbe perseguitato la ex con continue incursioni presso il locale dove lavorava, in media 3-4 volte a settimana, nonché tramite post offensivi pubblicati sui social. La denuncia per maltrattamenti in famiglia è stata nel frattempo archiviata dal tribunale di Civitavecchia, mentre prosegue a Viterbo il processo per atti persecutori.
“Le abbiamo consigliato di tenere un diario”, ha spiegato Carolina Garrow, sottolineando come la donna, parte civile con l’avvocato Irene D’Angeli, sia tuttora seguita dal centro antiviolenza.
“È ancora traumatizzata da anni e anni di vessazioni, l’ex marito ha inoltre continuato a cercarla tramite profili fake e ha provato a contattarla anche tramite uno dei figli maggiorenni, rimasto a vivere col patrigno, portandoselo appresso un giorno che è andato a insultarla al bar. Quando è giunta da noi era martoriata, ora chiede solo di essere lasciata in pace”.
“Lui non si è rassegnato – ha spiegato lo scorso settembre la donna, alla prima udienza del processo – ma non al fatto che io me ne sia andata, bensì al fatto che da giugno 2024 io abbia trovato un lavoro”.
Colpito da divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto, l’ex marito è finito a processo per stalking col giudizio immediato vista la misura cautelare.
“Mi perseguita anche sui social Instagram e Tik Tok, dove dice che sono nulla, che casa mia è un’osteria, che vado con tutti i vecchietti, che ho aperto le pompe di benzina a 3o e 50 euro”, ha proseguito. Sporgendo denuncia, ha consegnato ai carabinieri i video che mettono in dubbio la sua morale postati dall’ex marito sui social nonché il “quadernino” dove ha appuntato giorno per giorno le condotte dell’imputato, “perché erano così tanti gli episodi, che avevo paura di dimenticarli”.
– Scappa dal marito violento e si trova un lavoro: “Da allora mi perseguita, anche sui social”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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