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Cassazione - I beni sarebbero stati acquistati grazie allo spaccio e intestati fittiziamente alle tre donne

Ai domiciliari per droga, confermato il sequestro degli immobili di sorella, ex e convivente

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Viterbo – (sil.co.) – Ai domiciliari dalla scorsa estate con l’accusa di far parte di una organizzazione dedita al narcotraffico, un albanese di 37 anni si è visto rigettare dalla cassazione il ricorso contro il sequestro di diversi immobili situati a Viterbo e provincia intestati alla sorella, alla ex moglie e all’attuale compagna. Secondo l’accusa si tratterebbe di beni acquistati coni proventi dei traffici illeciti, di conseguenza passibili in prospettiva di confisca.


Corte di Cassazione

Corte di Cassazione


Domiciliari e sequestro. In tal senso lo scorso 16 luglio il gip del tribunale di Viterbo ha emesso l’ordinanza con cui è stato disposto il sequestro preventivo di alcuni immobili “fittiziamente intestati alla sorella, alla ex coniuge e all’attuale convivente” del 37enne, sottoposto a indagini in relazione a plurimi episodi di detenzione e di spaccio di sostanze stupefacenti per i quali, con separata ordinanza, gli era stata altresì applicata la misura degli arresti domiciliari.

Lavoro nero e vincite al gioco. Lo scorso 5 settembre, il tribunale di Viterbo ha rigettato il ricorso al riesame da parte della difesa, secondo cui  le  operazioni negoziali sono da collocare in date antecedenti, tra il 2021 e il 2023, evidenziando, con riguardo agli ulteriori reati, commessi tra il 2012 e il 2019, la modestia delle condotte, per lo più qualificate nell’ipotesi di piccolo spaccio. Peraltro  “con la comprovata capacità economica del prevenuto, quale derivante da attività economica svolta in nero e dalla liquidità generata da svariate documentate vincite al gioco”. La difesa ha anche sottolineato come gli episodi di spaccio si collochino in epoca coeva, tra il 2023 e il 2024, “per di più ad opera di un soggetto la cui intera esistenza era scandita dall’attività di spaccio”.

Beni acquistati coi soldi dell’imputato. “Il ricorso – si legge nelle motivazioni della sentenza del 28 gennaio – deve essere rigettato perché proposto per motivi infondati e inammissibili (…) si è ritenuto che, nel caso in esame, ricorressero tutti i presupposti per disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca degli immobili ubicati in Viterbo, Montefiascone e Villa San Giovanni in Tuscia, risultati intestati a congiunti e fiduciari del ricorrente ma acquistati con provviste dallo stesso fornite, circostanza quest’ultima in alcun modo contestata con l’odierno ricorso”.


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13 aprile, 2026

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