Civitavecchia – (sil.co.) – Confermato dalla cassazione il sequestro preventivo dell’ingente somma di centomila euro nascosti nel bagno dell’abitazione di un affittacamere 29enne, totalmente incensurato, arrestato lo scorso 6 ottobre dai carabinieri di Civitavecchia per spaccio mentre cedeva una dose di cocaina per 100 euro.
Civitavecchia – Carabinieri sul litorale
Sequestrati 100mila euro. L’imputato ha presentato ricorso contro l’ordinanza con cui, lo scorso 6 novembre, il tribunale della libertà di Roma, pur dissequestrando i telefoni cellulari, ha rigettato l’istanza presentata dalla difesa al riesame, confermando il decreto del 13 ottobre 2025, con cui il gip del tribunale di Civitavecchia aveva disposto il sequestro preventivo di 100mila euro al giovane imprenditore indagato per spaccio, attività cui sarebbe stato dedito in via continuativa.
Cessione di cocaina per 100 euro. Per la difesa sarebbe mancata una relazione pertinenziale tra la somma sequestrata e l’ipotesi di reato contestata, a fronte dell’oggettiva impossibilità di considerare l’ingente somma di centomila euro quale prodotto o profitto dell’unica cessione contestata, riguardante un grammo di sostanza stupefacente del tipo cocaina dietro corresponsione del prezzo di cento euro. Ma l’accusa ha ravvisato il vincolo di pertinenzialità nel collegamento tra la somma di denaro sequestrata ed una presunta attività continuativa di spaccio, mai contestata però al 29enne.
Denunciato dalla madre di un assuntore indebitato. Gli ermellini, nelle motivazioni della sentenza dello scorso 19 febbraio, ricordano come le indagini abbiano preso avvio in seguito alla denuncia della madre di un assuntore, che, preoccupata delle condizioni di salute del figlio, il quale faceva un uso smodato di cocaina, aveva fornito indicazioni ai carabinieri sull’identità del fornitore di stupefacenti, precisando che il figlio si era indebitato per oltre 1400 euro nei confronti del pusher.
Due agende e soldi nella cassetta di scarico del wc. È stato allora che i militari hanno identificato il 29enne, assistendo alla cessione di un grammo di cocaina, dietro corresponsione della somma di 100 euro, procedendo quindi alla perquisizione domiciliare nell’abitazione del presunto pusher, rinvenendo un’agenda contenente appunti manoscritti con l’indicazione di nomi e cifre, due telefoni cellulari, materiale idoneo al confezionamento in dosi della sostanza stupefacente, diverse somme di danaro e l’importo di 90mila euro occultato all’interno di una sacca collocata nella cassetta di scarico del wc di un bagno della casa.
Solo 13mila euro di reddito. Il tribunale ha evidenziato che il sequestro è stato adottato non solo a fini impeditivi, ma anche a fini di confisca, riconoscendo che l’ingente somma rinvenuta nella disponibilità del ricorrente fosse del tutto sproporzionata rispetto al tenore di vita dell’indagato ed ai guadagni leciti provenienti dall’attività di affittacamere, per la quale, per l’anno di imposta 2024, ha dichiarato redditi per 13mila euro.
Introiti modesti dal b&b. “Quanto alle fatture elettroniche dell’attività di b&b relative all’anno 2025 – si legge ancora – si rilevano, nel periodo compreso tra gennaio e aprile, 17 operazioni di valore oscillante tra i 40 e i 430 euro; tra aprile e luglio, appena 2 operazioni, una per 211 euro ed una per 78 euro; tra luglio e ottobre, circa 35 operazioni, di cui quella di maggior importo, pari a circa 2000 euro, mentre le altre si attestano su valori molto più contenuti (tra i 18 e gli 800 euro massimo)”.
Perché non in banca. E ancora: “Il conto corrente intestato al 29enne riporta, alla data del 22 ottobre 2025, un saldo attivo pari a 43.800 euro. Ebbene, si è in presenza di un’attività economica che non appare così fruttuosa per l’indagato e,comunque, non tale da assicurare una provvista liquida di oltre 100mila euro”. “Anche le modalità di occultamento del danaro – si legge nelle conclusioni – induce a ritenere che non si tratti di una provvista lecita, considerato che non trova una spiegazione logica il fatto che una somma di denaro tanto cospicua non sia stata depositata in banca, come era avvenuto per i proventi dell’attività lecita svolta, venendo occultata con le modalità descritte dagli operanti”.
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