Vetralla – (sil.co.) – Quindicenne molestata al parco, condannato a un anno e quattro mesi di reclusione il 32enne finito a processo davanti al collegio per violenza sessuale su una minorenne, cui ieri è stata riconosciuta la minore gravità della condotta, consistita nel darle un bacio e palpeggiare il sedere alla vittima. La pena inflitta è la stessa chiesta dall’accusa.
Aggressione – Foto di repertorio
Imputato un ragazzo di colore 32enne di Vetralla, difeso dall’avvocato Marina Bernini, che nella primavera di due anni fa avrebbe tentato di abbordare una quindicenne nella villa comunale del paese. I fatti risalgono al 5 marzo 2024 e in seguito alla denuncia nel giro di pochi giorni fu sottoposto al divieto di avvicinamento col braccialetto, cui è tuttora sottoposto, quindi a processo col giudizio immediato.
Era un martedì pomeriggio, attorno alle cinque, quando il giovane si sarebbe avvicinato da dietro all’adolescente seduta su una panchina del parco, mettendole le mani sulle spalle e provando a darle un bacio sulla guancia, costringendola ad allontanarsi per evitare lo sgradito contatto. Non contento, l’imputato l’avrebbe seguita, bloccandola nuovamente da dietro, con una mano sulla spalla, mentre avrebbe fatto scivolare l’altra sul fondoschiena, palpeggiandole e stringendole il sedere. Dopo di che avrebbe insistito per accompagnarla a casa.
La vittima, sotto shock, sarebbe quindi corsa a casa scortata da due amici presenti alle molestie, raccontando immediatamente l’accaduto al padre, che attorno alle sei e mezza era già al telefono coi carabinieri della locale stazione per denunciare cosa era successo poco prima alla figlia.
Nessun dubbio sulla dinamica di quanto accaduto alla panchina e del successivo palpeggiamento delle zone intime. Non è invece chiaro cosa sia successo prima. come sottolineato anche ieri durante la discussione dalla difesa.
Durante l’istruttoria, infatti, è emerso che tra la parte offesa e l’imputato ci sarebbe stato un iniziale scambio di battute innocue, frasi tipo “che bella ragazza che sei” e una sorta di gioco a “scopri l’età” – lei che lo crede “20-21enne” e lui che le dice “15 anni sono pochi, sei piccola” – che non lo avrebbero però trattenuto dai pesanti approcci sessuali che poco dopo hanno sconvolto la minorenne.
“È durato una frazione di secondo, dopo di che ero agitata, sentivo il bisogno di tornare a casa, ero preoccupata che potesse accadere ancora, mi ha prodotto angoscia”, ha riferito al collegio la parte offesa, visibilmente scossa nel rievocare in tribunale l’aggressione subita. Anche se non è mai rimasta sola con l’imputato, ma è stata sempre in compagnia degli amici con cui era uscita per fare una passeggiata.
Per lei, sentita in tribunale il 28 aprile dell’anno scorso, è stato duro anche doversi voltare verso l’imputato per il rito del riconoscimento, sollecitato dal pubblico ministero.
A proposito di identificazione, la quindicenne in caserma avrebbe indicato il molestatore su Instagram, dove il trentenne compare con un nickname.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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