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Tribunale - Tre anni e 4 mesi, due anni e 4 mesi e due anni e 2 mesi a un quarantenne e due ventenni

Minacciarono genitori per debito di droga del figlio, condannati a oltre 7 anni in tre per estorsione

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Vetralla – (sil.co.) – Minacciarono i genitori per un debito di droga del figlio, tre condanne per estorsione. Tre anni e 4 mesi, due anni e 4 mesi e due anni e 2 mesi di reclusione a un quarantenne e due ventenni. 


Carabinieri

In azione i carabinieri di Vetralla – Immagine di repertorio


Erano passate da poco le nove di sera del 10 maggio 2021 quando  la madre di un giovane assuntore, vittima col marito di minacce di morte al figlio indebitato con gli spacciatori, chiamò il 112, spiegando che un gruppo di giovani aveva spaventato a morte lei e il marito, intimando loro: “Se non pagate, lo uccidiamo, gli spariamo, avete tre giorni di tempo”. È successo quattro anni fa a Vetralla.  La droga sarebbe stata hashish.

I genitori furono sorpresi all’ora di cena nella loro abitazione, dove gli imputati fecero irruzione dopo aver suonato insistentemente il campanello. Il figlio invece non era in casa. Per quelle minacce martedì il collegio presieduto dal giudice Savina Poli  ha condannato per estorsione i tre imputati, infliggendo loro. rispettivamente, tre anni e 4 mesi, due anni, 4 mesi e 20 giorni e due anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Il pubblico ministero aveva chiesto 3 anni e mezzo, 3 anni e cinque mesi e 3 anni e quattro mesi.

A processo per estorsione davanti al collegio sono finiti un ex compagno di scuola della vittima, un altro giovane e un quarantenne, quest’ultimo parrebbe particolarmente temuto. Prima della discussione uno degli imputati più giovani, così come aveva fatto l’altro ventenne lo scorso 10 giugno, ha rilasciato spontanee dichiarazioni, chiedendo scusa. Gli imputati furono sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora a Vetralla.

Le difese, chiedendo il riconoscimento della lieve entità del fatto, hanno spiegato come due degli assistiti, all’epoca ventenni, abbiano cambiato radicalmente vita, trasferendosi altrove e trovandosi un lavoro. Hanno inoltre riferito che lo stesso figlio della coppia si sarebbe scusato con loro con un messaggio su Instagram. 

Pochi giorni prima, il 21 aprile, il figlio, messo sotto pressione, aveva messaggiato ai presunti aguzzini: “Entro giovedì cercherò di darvene almeno la metà”. Il giorno successivo uno di loro gli avrebbe intimato via smartphone: “Oggi voglio i soldi”. Il 10 maggio, gli sono piombati in casa.

Per la procura e per il collegio fu estorsione. Decisiva la testimonianza del comandante della stazione dei carabinieri di Vetralla, maresciallo Adriano Marzi, che proprio nel corso dell’ultima udienza ha confermato  come le indagini abbiano appurato come la madre, il 19 e il 31 maggio 2021, abbia effettuato due versamenti da 100 euro ciascuno attraverso una carta Postepay poi bloccata. 


Articoli: Genitori minacciati per un debito di droga del figlio, slitta a settembre la sentenza – Genitori minacciati per debito di droga del figlio, uno dei pusher: “Chiedo perdono” – Minacce a genitori per debito di droga del figlio, tradito dalla balbuzie uno dei tre imputati – “Vostro figlio deve pagare un debito di droga di 800 euro, altrimenti gli spariamo” 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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23 aprile, 2026

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