Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Imputato un imprenditore 52enne, che ha ammesso si essere andato oltre con le parole in occasione di un litigio

Minacciò di morte ex e figlioletta ma non furono maltrattamenti, assolto

Condividi la notizia:


Corrado Cocchi

Il difensore Corrado Cocchi

L'avvocato Giovanni Bartoletti

Il difensore Giovanni Bartoletti 

Viterbo – (sil.co) – “Spacco la testa a tutte e due”, avrebbe detto, minacciando di morte la ex e la figlioletta. Ma non ci furono maltrattamenti in famiglia.  

Un episodio isolato, che non basta da solo a configurare il reato di maltrattamenti in famiglia, Tanto più che la stessa presunta vittima ha rimesso la querela e revocato la costituzione di parte civile al processo.

Processo che si è chiuso ieri con l’assoluzione piena dell’imputato da parte del collegio, presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, su richiesta dello stesso pm Michele Adragna oltre che dei difensori Corrado Cocchi e Giovanni Bartoletti.

Era il 13 luglio 2024 quando l’ultimo e più feroce dei litigi sarebbe scattato perché la donna aveva cambiato la serratura di casa, impedendo all’ex, con cui viveva separata nello stesso stabile, di entrare in casa. “Con la scusa della figlia, veniva a casa nostra quando gli pareva”, ha denunciato la ex.

Finito a processo col giudizio immediato, un imprenditore 52enne della bassa Tuscia, il quale si è difeso in aula ammettendo di essere andato oltre quel giorno con le parole, ma insistendo nello spiegare il contesto in cui l’episodio si è verificato e negando di avere mai spinto mentre stava su una scala a pioli la compagna con cui ha convissuto 16 anni, lavorando insieme h24.

Tutta una “macchinazione” della ex, secondo l’imputato, che ha anche negato con fermezza di averle mai dato un morso. “È una cosa che aveva tirato fuori lei una volta, qualche giorno dopo una lite, ma non è mai accaduto, non c’è mai stato alcun morso. Era diventato un aneddoto della nostra vita, il morso, ma non è mai esistito. lo aveva inventato lei”.

L’imputato, durante l’interrogatorio davanti ai giudici, ha insistito nell’indicare nell’abitazione “intestata a lei ma ristrutturata insieme” e in dissidi economici i veri moventi della querela. “Una querela strumentale, scattata dopo che io ho chiuso, perché la convivenza con lei era diventata insostenibile”, ha sottolineato. 

Ora, come sottolineato ieri durante la discussione dall’avvocato Cocchi, i rapporti tra gli ex coniugi sarebbero tornati ad essere civili e gestirebbero in concordia la crescita della figlioletta. 


Articoli: Minacce di morte a ex e figlioletta, 52enne si difende: “Una macchinazione per casa e soldi” – Bimba si confida: “Mamma ha paura di papà” – Lui: “Spacco la testa a tutte e due”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
28 aprile, 2026

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-il-nostro-primo-natale-facciamoci-un-in-bocca-al-lupo/