Caprarola – (sil.co.) – Per aiutare un collega in crisi, un imprenditore del settore nocciole di Caprarola compra all’asta per 120mila euro l’immobile pignorato dal tribunale di Viterbo in cui l’amico viveva con la madre e aveva un piccolo laboratorio di dolci.
Tribunale – Carabinieri
“L’impegno era che lui e la madre sarebbero rimasti a vivere lì, in attesa di trovare un altro compratore al vero valore dell’immobile, dopo di che io mi sarei ripreso i soldi che avevo speso e lui si sarebbe tenuto il resto”. Era la primavera del 2017, ma solo a ottobre 2020, tramite agenzia, si sarebbe fatto avanti un meccanico del posto, interessato a trasferirci la sua officina.
Non è finita bene: a luglio 2021 l’imprenditore ha denunciato il collega ao carabinieri, dopo avergli dato inutilmente, a febbraio, 15mila euro perché sgomberasse l’immobile entro aprile e dopo che, proprio il successivo mese di aprile, non solo non aveva mantenuto la promessa ma sarebbe arrivato a minacciare la titolare dell’agenzia intimandole di lasciar perdere, facendosi accompagnare da un albanese, mandandogli a dire che voleva altri 60mila euro.
La donna, sentita come testimone, è apparsa tuttora terrorizzata. “Io sono moglie e madre e vendo solo case, quando sono piombati in agenzia, lui in auto con un braccio rotto e l’albanese di fronte a me, mi sono sentita morire, ho temuto per la mia vita, per la mia famiglia. Il giorno dopo ho descritto l’accaduto in una mail inviata al mio cliente, la persona offesa”, ha riferito la donna in aula.
“A fine dicembre 2020 avevo concordato un prezzo 200mila euro con l’aspirante compratore, che perà aveva posto come condizione per perfezionare la compravendita, la liberazione dell’immobile. Invece lui, pur avendo preso una casetta in centro per lui e sua madre, non se ne è voluto andare, sono riuscito a sfrattarlo solo nel 2024. Intanto mi ha chiesto 15mila euro col dire che erano per ristrutturare la nuova casa e poi, presentandosi all’agenzia con l’albanese, sono arrivate le minacce se non gliene avessi dati altri 60mila”, ha spiegato davanti al giuidce Jacopo Rocchi la presunta vittima.
Il processo è stato rinviato per sentire un testimone che, non essendosi presentato, dovrà pagare un’ammenda di 450 euro e venire accompagnato dai carabinieri alla prossima udienza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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