Viterbo – (sil.co.) – Denuncia la moglie per il furto di un assegno, finisce a processo per calunnia.
Imputato un uomo difeso dall’avvocato Francesco Capozzi di Roma, mentre la donna si è costituita parte civile con l’avvocato viterbese Fausto Barili.
Il procedimento è stato assegnato al giudice Ilaria Inghilleri del tribunale di Viterbo, davanti alla quale l’istruttoria è ripresa giovedì scorso con l’esame dell’imputato
Un caso particolare. L’imputato ha denunciato la ex moglie per il furto di un assegno da 7500 euro, titolo che invece secondo la procura le aveva lui stesso volontariamente consegnato.
L’ex marito della presunta vittima di calunnia si è difeso negando di avere mai consegnato quell’assegno alla moglie, affermando che quel titolo gli sarebbe servito per la proposta di acquisto di un immobile che alla fine poi non comprò più.
Il processo è stato rinviato al prossimo autunno per l’esame dei testi della difesa e la discussione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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