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Tribunale - Presunta vittima una 43enne, picchiata perché interrompesse la gravidanza

Accusa il compagno di averla costretta ad abortire, assolto per insufficienza di prove

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Viterbo – (sil.co.) – Era accusato di avere costretto la compagna ad abortire, per questo un 39enne d’origine tunisina ha rischiato una condanna fino a otto anni di carcere. Imputato del reato di interruzione di gravidanza e di maltrattamenti in famiglia, lunedì è stato invece assolto dal giudice Ilaria Inghilleri per insufficienza di prove. L’aborto risale al mese di marzo del 2023, quando la donna, una connazionale  di 43 anni, lo ha denunciato e si è rifugiata a casa della sorella. 


Violenza - Foto di repertorio

Violenza – Foto di repertorio


L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, secondo l’accusa sarebbe stato un classico marito-padrone, del tutto estraneo ai doveri che discendono dal vincolo di solidarietà familiare, spinto da un carattere oltremodo autoritario e da un sentimento di gelosia.

Avrebbe sottoposto la presunta vittima a violenze físiche e psicologiche, dandole costantemente della “puttana” e della “troia” in occasione di ogni discussione, anche banale, spintonandola e strattonandola al fine di imporle la propria volontà, sfogando la sua rabbia contro il mobilio di casa, reagendo con le stesse condotte rabbiose allorquando la convivente iniziava a prendere le distanze e a negargli il denaro.

La situazione sarebbe precipitata tra febbraio e aprile 2023, quando la donna sarebbe rimasta incinta e l’uomo l’avrebbe costretta ad abortire con violenza e minacce, dandole schiaffi al volto, buttandola a terra e colpendola con calci alla schiena.

Per la 43enne un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile, improntato alla sottomissione alla volontà ed alle offese del compagno, culminato nell’aborto, giunto dopo che il compagno, con tono perentorio e minaccioso, le aveva più volte ordinato di recarsi da un medico per praticare l’interruzione della gravidanza.

Fino a una mattina del mese di aprile del 2023, quando avrebbe svegliato la compagna con calci alla schiena e all’addome, ordinandole di seguirlo da un medico per praticare l’aborto, annientando del tutto la capacità di autodeterminazione della donna che interrompeva la gravidanza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 luglio, 2026

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