Civita Castellana – (sil.co.) – Spaccio, confermato il carcere per la “pusher della porta accanto”. Niente domiciliari e nessuna revoca della misura cautelare a carico di una 65enne di Civita Castellana. Lo ha stabilito la quarta sezione penale della corte di cassazione, rigettando il ricorso della difesa contro l’ordinanza del tribunale del riesame di Roma.
Carabinieri – foto d’archivio
La donna è accusata di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di molteplici episodi di spaccio. Secondo le indagini della procura, la 65enne non era una figura marginale, bensì un tassello strategico di un sodalizio criminale ben avviato e capeggiato da un pregiudicato di origine nordafricana che, nonostante fosse già agli arresti domiciliari, avrebbe continuato a gestire diverse piazze di spaccio sul territorio laziale.
La donna avrebbe ricevuto le direttive direttamente dal capo e consegnato fisicamente le dosi ai clienti a Civita Castellana. Diversi acquirenti l’hanno identificata come la “signora anziana” che consegnava la droga, evidenziando come avesse messo a disposizione la propria abitazione per custodire le sostanze. Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno confermato i continui contatti tra l’indagata e i vertici del gruppo criminale.
La difesa ha puntato su un errore materiale contenuto nel provvedimento del tribunale del riesame, avendo scritto i giudici di merito che la 65enne è proprietaria dell’appartamento in cui il boss scontava i domiciliari, ipotizzando una vicinanza ancora più stretta tra i due, quando semplicemente avrebbero vissuto nello stesso condominio, in due interni distinti, entrambi in affitto da una terza proprietaria estranea ai fatti.
I giudici della suprema corte, con sentenza dello scorso 28 maggio, hanno ammesso l’esistenza dell’errore sull’appartamento, ma hanno ritenuto che questo non fosse decisivo ai fini della valutazione complessiva del rischio di reiterazione del reato. L’errore, insomma, non è determinante: anche se la 65enne non era la proprietaria della casa del boss, resta dimostrato che i due fossero vicini di casa e che la donna usasse la propria abitazione come deposito per la droga, oltre a fare da corriere per l’organizzazione.
Trattandosi inoltre di reati associativi legati al traffico di droga, per la legge scatta la presunzione di attualità del pericolo di reiterazione. Il sodalizio, secondo la corte, non si era affatto disarticolato. Per la pusher di Civita Castellana le porte del carcere rimangono definitivamente chiuse.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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