Viterbo – Paziente psichiatrico quarantenne violenta due degenti di 22 e 24 anni in una casa di cura immersa nel verde alle porte di Roma: definitiva la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione.
Violenza – immagine di repertorio
Due violenze in tre mesi. La terza sezione penale della corte di cassazione ha rigettato, lo scorso 18 giugno, il ricorso proposto dall’imputato, un 42enne condannato per duplice violenza sessuale ai danni di due degenti nell’arco di tre mesi, tra febbraio e maggio del 2023, una delle quali diViterbo, all’interno della stessa casa di cura per pazienti con disturbi psichiatrici.
In carcere da fine luglio. L’ordine di carcerazione è stato eseguito dalla polizia di stato a fine luglio, presso la struttura residenziale terapeutico-riabilitativa della provincia di Frosinone dove si trovava domiciliato. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nella casa circondariale di Cassino.
Vittime abusate nel 2023. La condanna definitiva scaturisce da due episodi di violenza sessuale commessi nel 2023, uno dei quali consumato all’interno della clinica psichiatrica in cui il 42enne era appena stato ricoverato dopo essere uscito dal carcere.
Stesso modus operandi. Si tratta di due episodi distinti, ricostruiti dagli investigatori, con dinamiche simili. Il 42enne avrebbe fatto allontanare le vittime dalla casa di cura con una scusa per poi violentarle, approfittando, oltre che della maggiore forza fisica, della condizione di intorpidimento delle giovani a causa degli psicofarmaci somministrati.
La scusa della sigaretta. Il primo caso risale a febbraio 2023, quando l’uomo fa il suo ingresso nella struttura: poche ore dopo, la proposta di fumare una sigaretta fuori, poi la violenza. A farne le spese una 23enne lì ricoverata. La giovane – secondo la ricostruzione dell’accusa – sarebbe stata afferrata e trascinata mentre era stordita dai farmaci.
Trascinata nel seminterrato. Pochi mesi dopo, a maggio 2023, l’uomo avrebbe chiesto a un’altra ospite 24enne di uscire in cortile. L’avrebbe presa per mano e poi trascinata giù per le scale che conducono al seminterrato. In quel luogo appartato, con la giovane “pietrificata dal terrore”, si è consumata la seconda violenza.
Quattro anni e mezzo più il risarcimento. L’uomo era già noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti per minacce, danneggiamenti, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Adesso dovrà anche risarcire la vittima che si è costituita parte civile, assistite in cassazione dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo. La suprema corte ha blindato la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione, inflitta dal tribunale di Roma con l’abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica e confermata in appello.
Aggravante della minorata difesa. I giudici hanno ravvisato la circostanza aggravante dell’aver approfittato di condizioni di ostacolo alla pubblica o privata difesa, data la particolare debolezza e vulnerabilità psichica delle persone offese.
No a perizia psichiatrica bis. Tra i motivi del ricorso, la difesa aveva sollecitato una rinnovazione della perizia psichiatrica, sostenendo che l’interruzione o discontinuità nella terapia farmacologica avesse determinato un difetto totale o parziale di mente al momento dei fatti.
“Era pienamente consapevole”. La cassazione ha ritenuto la doglianza infondata. Le perizie svolte nel corso del processo avevano già chiarito che l’imputato era pienamente consapevole delle proprie azioni e capace di comprendere il disvalore dei fatti. I precedenti proscioglimenti per vizio di mente risalenti agli anni passati, hanno evidenziato i giudici, si riferivano a un periodo in cui le sue condizioni erano aggravate da un rilevante e concomitante abuso di sostanze stupefacenti, quadro non riscontrato al momento dei nuovi reati.
Riconosciuta la recidiva. La pericolosità dell’imputato e la riprovevolezza della sua condotta risultano infatti implicitamente e chiaramente dimostrate dalle modalità dei reati, caratterizzate dall’aver deliberatamente preso di mira pazienti fragili all’interno della struttura.
Silvana Cortignani
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