Viterbo – Smartphone, microtelefoni e hashish a Mammagialla, a giudizio dieci detenuti dell’alta sicurezza.
Viterbo – Carcere Nicandro Izzo – La polizia penitenziaria
Sono accusati di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione, articolo 391 ter del codice penale, in seguito alla perquisizione straordinaria del 28 marzo 2023 da parte della polizia penitenziaria, su disposizione del dal provveditorato regionale del Lazio. Rischiano pene da uno a quattro anni di reclusione.
Gli imputati sono comparsi ieri davanti al giudice dell’udienza predibattimentale Carol Ruggiero che ha accolto la richiesta di processo della procura, rinviando il procedimento al giudice monocratico Giovanna Camillo del tribunale di Viterbo. Prima udienza nel 2027.
A distanza di tre anni e mezzo dai fatti, molti dei detenuti sono stati trasferiti altrove, tra gli altri nei penitenziari di Agrigento, Augusta, Parma e Bari, da dove erano collegati in videoconferenza con l’aula 5 della sezione penale del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino. Solo uno di loro nel frattempo ha finito di scontare la sua pena ed è stato rimesso in libertà. Le difese hanno provato a chiedere il non luogo a procedere, sostenendo tra le altre cose la non riconducibilità dei dispositivi ai propri assistiti.
Durante la perquisizione, la penitenziaria ha sequestrato nella sezione di alta sicurezza due smartphone, due microtelefoni e sostanza stupefacente del tipo hashish.
Silvana Cortignani
– “Perquisizione straordinaria al Mammagialla, rinvenuti due smartphone, due microtelefoni e hashish”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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