Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Bimba invalida al cento per cento, assolto il padre dall'accusa di non averla curata

“Tagliato fuori dalla vita della figlia”

Condividi la notizia:

Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (s.m.) – “Ha sempre svolto il suo dovere di padre, finché gliel’hanno permesso. Forse, se avesse portato via sua moglie e sua figlia, avrebbe salvato la sua famiglia”.

E’ una difesa appassionata, quella dell’avvocato Marco Ricci. Sul suo cliente, impiegato viterbese 40enne, pesava l’accusa più terribile per un padre: quella di non essersi preso cura della sua piccola Sara (nome di fantasia), undici anni e invalida al cento per cento.

Il giudice Eugenio Turco lo ha assolto con formula piena, alla fine di un processo lungo e sofferto. Da un lato, l’ex moglie dell’imputato e il suocero, madre e nonno di Sara; dall’altra un padre additato come perennemente assente.

La bimba si ammala a tre anni e mezzo: un vaccino contro il morbillo le causa danni cerebrali irreversibili. Per quella coppia unita e felice inizia l’odissea degli ospedali. Sulla scelta delle cure, la famiglia si spacca. “Lui sa suggerire solo di metterla in un anonimo istituto”, dichiara in aula Giuseppe Trasarti, legale di parte civile per la madre della piccola. Il nonno materno prende in mano la situazione: in pochi anni porta Sara tre volte negli Stati Uniti, girano gli ospedali di tutta Italia; per le terapie paga 80mila euro. Cifre che il padre, al processo, ha detto in lacrime di non potersi permettere, col suo stipendio di dipendente pubblico da 1500 euro al mese.

Due caratteri diversi: forte il nonno, remissivo il padre. Due diversi modi di affrontare la malattia. Visioni inconciliabili, tra suocero e genero e tra marito e moglie, che si separano nel 2007. Lui le deve un assegno mensile di 800 euro, ma dal 2009, lo riduce a 500: il motivo, spiega l’avvocato Ricci, è che “viene messo da parte. Tagliato fuori. Non più considerato dall’ex moglie e dal suocero, che cominciano a decidere da soli quello che è bene per Sara. Un chiaro tentativo di cancellare la figura paterna”.

La parte civile lo incolpa di non aver preso “nessuna iniziativa costruttiva per la salute della piccola”: “Per trenta mesi – aggiunge l’avvocato Trasarti – non ha versato l’assegno alimentare. Le maestre non lo conoscono. Parla una volta sola col pediatra. Accusa il suocero di presunzione e invadenza, ma lui, per Sara, è inesistente”. La difesa racconta un’altra storia: “Non veniva mai informato delle cure per la bambina – dichiara Ricci -. In questi anni ha sempre continuato a telefonarle, a chiedere di essere reso partecipe di tutte le decisioni sulla vita di Sara”.

Il pm Paola Conti chiedeva la condanna a tre mesi e 200 euro di multa. La parte civile 25mila euro di provvisionale e 40mila di risarcimento: la metà delle spese sostenute dai nonni. Il padre è stato assolto, ma nessuno ha vinto: marito e moglie non hanno trovato l’accordo auspicato dal giudice. La parte civile è già pronta a sollecitare l’appello e a portare avanti la causa contro il ministero della Salute per il vaccino all’origine della malattia. Il dolore di un’intera famiglia, intanto, resta dov’è. Proprio come i tanti problemi di Sara.


Condividi la notizia:
8 novembre, 2013

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/congratulazioni-per-questo-meraviglioso-traguardo-raggiunto/