Viterbo – (sil.co.) -“Ti taglio la gola poi faccio a pezzi il cadavere e lo butto un po’ alla volta”, giovane mamma conferma le minacce dell’ex.
In tribunale la vicenda di una 29enne della Georgia, laureata in farmacia, venuta in Italia nel 2022 per amore del marito, un trentenne, anche lui georgiano, conosciuto sul posto di lavoro. Quando è partita era incinta di pochi mesi e il figlio della coppia è nato nel nostro paese.
“Un incubo”, ha riferito la donna alla pm Paola Conti, parlando del suo matrimonio con l’ausilio di un interprete perché non parla italiano, nonostante stia crescendo il figlioletto nella Tuscia, dove lei, farmacista in patria, si mantiene facendo la badante: “Perché facendo le pulizie non guadagnavo abbastanza”. L’ex marito è a processo per maltrattamenti aggravati davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi. Lei, presunta vittima, è parte civile con l’avvocato Dominga Martines.
“Quando siamo venuti a vivere in Italia. mio marito ha cominciato a frequentare brutte compagnie e a fare uso di marijuana – ha proseguito – non riusciva a tenersi nessun lavoro, per cui io ho iniziato a fare le pulizie. mentre lui si rifiutava di aiutarmi con nostro figlio, con la scusa che non era capace”.
“Tutti i giorni erano insulti, mi diceva che ero stupida, brutta, che giusto la donna delle pulizie potevo fare. Poi ha cominciato ad alzare le mani e a minacciarmi anche con un coltello”, ha proseguito, confermando davanti ai giudici l’episodio più violento tra quelli riportati nella querela, quando sarebbe stata minacciata di una morte atroce dall’imputato.
Nel corso di una delle tante aggressioni, l’ex marito le avrebbe detto, sempre davanti al figlioletto di pochi mesi: ““Ti uccido, ti taglio la gola. Tempo domani , sei morta. E dopo che ti avrò ucciso, metterò i tuoi pezzi in una busta e giornalmente li getto”. Quindi l’ha riempita di botte e mandata in ospedale. Era il 18 aprile 2025 e la frase sarebbe stata seguita da un feroce pestaggio, a calci e pugni, puntandole un coltello alla gola. Due giorni dopo, il 2 aprile dell’anno scorso, la 29enne ha formalizzato la querela presso la locale stazione dei carabinieri.
In pochi giorni per il trentenne è scattata la misura cautelare disposta dalla procura. Tra le carte della pm Aurora Mariotti, che ha coordinato i carabinieri della compagnia di Civita Castellana, anche un fascicolo fotografico nonché i referti del pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo.
Chiuse le indagini nell’arco di un mese dalle ultime preoccupanti minacce, il gip Fiorella Scarpato ha accolto la richiesta di giudizio immediato del pubblico ministero. Ammissione prove lo scorso 6 ottobre. Il processo riprenderà fra un mese per sentire i testi della difesa.
– “Dopo che ti avrò uccisa, metterò i tuoi pezzi in una busta e li butterò un po’ alla volta…”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY