Viterbo – (sil.co.) – Blackout, trappole acustiche, incendi e minacce di morte contro i vicini: “Tiro giù il palazzo”. Vittime gli inquilini di un condominio del capoluogo, sei dei quali ieri si sono costituiti parte civile contro uno dei proprietari, per il quale la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per stalking. L’uomo, difeso dall’avvocato Stefano Billi, è comparso davanti al gup Daniela Rispoli che ha disposto una perizia psichiatrica sull’imputato.
“Tanto prima o poi prendo una pistola e vi ammazzo tutti sennò metto una bomba e tiro giù tutto il palazzo”, avrebbe minacciato. Un vero e proprio incubo condominiale quello vissuto dal 2022 dai residenti di un palazzo a Viterbo. Una situazione talmente esasperante e pericolosa da richiedere l’intervento dell’autorità giudiziaria, che ha disposto nei confronti diel vicino terribile la misura provvisoria di sicurezza della libertà vigilata per sei mesi.
Tra gli episodi contestati spicca l’ingegnosa, quanto inquietante, installazione di “macchinari del rumore”: l’uomo avrebbe fissato ai muri di casa scatole di legno contenenti smerigliatrici e ventilatori ancorati a griglie metalliche, azionandoli di notte per amplificare il frastuono e propagarlo negli appartamenti adiacenti.
Il crescendo di intimidazioni avrebbe toccato l’apice con danneggiamenti e veri e propri atti di sabotaggio. All’indagato viene contestato il reato di aver tolto ripetutamente la corrente elettrica ai vicini – come documentato già l’8 dicembre 2022 – e di aver imbrattato nel giugno 2024 il marmo del portone condominiale scrivendo il proprio nome a grandi lettere con un pennarello indelebile.
L’episodio più grave e rischioso risale però al 6 marzo 2025, quando l’uomo ha appiccato un fuoco all’interno del proprio appartamento, mandando in fiamme la porta d’ingresso e invadendo di fumo l’intero vano scale dello stabile, con il rischio di provocare una tragedia.
– Blackout, trappole acustiche, incendi e minacce di morte contro i vicini: “Tiro giù il palazzo”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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