Viterbo – (sil.co.) – Patrigno rinviato a giudizio per presunti abusi sulla figlia della compagna.
L’uomo, nonostante sia afflitto da una grave invalidità, nel corso dell’udienza preliminare è stato dichiarato dal consulente della procura in grado di sostenere il processo in cui è accusato di violenza sessuale pluriaggravata su minore.
Alla prima udienza testi, la difesa ha chiesto una nuova perizia super partes, rigettata dal collegio, che ha ascoltato a porte chiuse la testimonianza della madre della presunta vittima, parte civile contro l’imputato.
La figlia le avrebbe confidato gli abusi nel 2022, anticipandole che doveva dirle qualcosa di grave in un biglietto.
È stata la fine di un lungo rapporto familiare cominciato quando la presunta vittima, nel frattempo diventata adolescente, era una bimba in tenera età. Il compagno della madre l’avrebbe cresciuta per anni come un padre, ricambiato nell’affetto dalla bambina, senza che ci fosse alcun sospetto.
Una doccia fredda per la madre, costretta a fare i conti con il racconto di una verità distante anni luce da quella che pensava essere la sua tranquilla routine casalinga, andata in fumo in una giornata che era cominciata come tante altre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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