Viterbo – Un soffio di vento spazza via il progetto delle Macchine di santa Rosa in piazza per Natale.
Dopo annunci e incontri, l’assessore alla Cultura Giacomo Barelli, ieri mattina si è dovuto arrendere. Non tanto per ragioni di natura economica, anche se quelli avrebbero comunque pesato, quanto per il fatto che d’inverno le condizioni meteo rendono l’impresa ardua.
Raffaele Ascenzi, ideatore di Ali di Luce, conosce bene il problema. Essendo la sua Macchina fra le due che dovevano essere esposte, si è informato. “Non essendo il mio campo specifico, come il comune mi sono rivolto a un ingegnere strutturista – afferma Ascenzi –. La Macchina è calcolata con una struttura portante interna adatta a resistere a un vento pari a otto metri al secondo.
Tuttavia, dal 2008 c’è una nuova norma cui attenersi. L’intensità del vento è stata più che triplicata, a ventisette metri al secondo”.
Troppo distante da quella per cui sono state finora progettate. “Sappiamo che se la sera del tre settembre il vento supera gli otto metri al secondo, non esce. Tra l’altro, credo che anche la prossima Macchina dovrà tenere conto della nuova normativa, visto che poi rimane come sempre esposta a santa Rosa”.
Era comunque possibile prevedere accorgimenti e superare il problema. “Sarebbe occorso un peso sotto pari a duecento quintali. Esistono diversi modi, dal brutale cemento armato ad agganci dal basso, con micropali invisibili, essendo sottoterra”.
Tuttavia, non basta: “La struttura potrebbe comunque avere cedimenti se sottoposta a una raffica violenta. Abbiamo avuto un’esperienza simile, proprio con la mia a san Sisto” (fotoracconto: Quando Ali di luce crollò ma non si piegò).
Servivano altri accorgimenti. “Io come struttura conosco soltanto quella della mia, ben calcolata dall’ingegner Grazini, tanto che ha resistito alla tromba d’aria, è rimasta dritta. Era fatta bene, quindi poteva essere esposta. Andava rinforzata internamente.
Ma l’idea aveva un senso se si dava vita a un percorso, una soltanto snaturava l’idea”.
Perché Ali di luce c’era, ma Fiore del cielo, la Macchina di Arturo Vittori, non poteva essere modificata internamente, altrimenti per il prossimo tre settembre bisognava intervenire di nuovo, mentre Una rosa per il 2000 era possibile esporla, ma bisognava rifare la base. “E’ stata riutilizzata con opportune modifiche per Ali di Luce. Si poteva fare con una spesa abbastanza contenuta. Anzi, io spero che si possa rifare e che l’idea non sia abbandonata”.
Ascenzi è favorevole al progetto. “Mi pare che a Viterbo si parli poco di Santa Rosa e se questa esposizione fosse stata gestita nella maniera in cui me l’avevano prospettata, sarebbe stata una bella iniziativa. Poteva servire a stimolare la fase successiva di un vero e proprio museo dove contenere le Macchine, piuttosto che in magazzini dove vanno in malora.
Ogni Macchina rappresenta la storia della nostra città, sarebbe bello rivedere Volo d’Angeli, purtroppo ormai è scomparsa.
Sono strutture troppo grandi, senza un luogo dove conservarle, sono destinate tutte a sparire”.
Buona idea anche per il presidente del Sodalizio Facchini Massimo Mecarini: “Lo era – dice Mecarini – ma se non ci sono le condizioni di sicurezza e pure i soldi, pazienza.
E’ un’occasione persa, anche perché il fatto che fosse per Natale era un caso. In realtà era per festeggiare il riconoscimento Unesco. Se ci sono problemi tecnici, sarà per la prossima volta”.
Giuseppe Ferlicca
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