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Viterbo - La busta conteneva l'incasso di una giornata di un negozio di abbigliamento ma lui non ne conosceva neanche l'importo

Sparisce plico con 13mila euro, assolto vigilante

di Francesca Buzzi
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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo 

Viterbo – Sparisce plico con 13mila euro, assolto vigilante.

Dopo quasi tre anni da quello sfortunato 20 dicembre del 2010 si è chiusa con un’assoluzione in formula piena la vicenda che ha visto alla sbarra un dipendente della vigilanza privata di Viterbo, con l’accusa di appropriazione indebita.

Tutto parte da un plico, contenente poco meno di 13mila euro, che viene consegnato all’istituto di vigilanza da un negozio di abbigliamento di Viterbo. Quella cifra è l’incasso di venerdì 17 dicembre. Una somma cospicua sia perché si tratta di un punto vendita di grandi dimensioni sia, probabilmente, perché siamo proprio nel finesettimana che precede il Natale.

La busta con i soldi, chiusa in modo che non possa essere più riaperta senza danneggiarsi visibilmente, viene inserita nel caveau della vigilanza e lì custodita fino al 20 dicembre, il lunedì successivo.

A questo punto uno degli addetti della vigilanza riempie un sacco con una serie di plichi pieni di soldi che sarebbero poi stati consegnati da un collega nella filiale dell’Unicredit di Belcolle. Dentro c’erano quattro buste del negozio di abbigliamento e diversi altri plichi della Asl di Viterbo.

L’imputato M.F. va in banca a depositare il contenuto di tutto il sacco, per altro senza conoscerne l’ammontare, né del totale né dei singoli plichi.

Il cassiere dell’istituto di credito riceve quattro plichi del grande magazzino di abiti, ma una, quello contenente 12.977 euro, non è tra queste. Ce n’è però, secondo quanto emerso durante il dibattimento in tribunale, un’altra in più, perché comunque le buste sono quattro. Secondo l’accusa M.F. avrebbe fatto sparire la busta di quasi 13mila euro. Ma allora la quarta che incassa la banca qual è? Quanto contiene? E soprattutto, dov’è finita?

Un mistero che dopo tre anni di processo non si è mai riusciti a risolvere. La versione di M.F. contrasta con quella del bancario su come sia stata effettuata la verifica delle buste, e questo sembra giocare contro l’imputato. Ma tutti i suoi colleghi, perfino il suo datore di lavoro, lo difendono a spada tratta. Lo descrivono come una persona ligia al dovere e sempre precisa. In trent’anni di servizio mai uno sgarro, nemmeno quando ha avuto a che fare con cifre ben più elevate da portare alla Banca d’Italia.

L’istituto di vigilanza privata si schiera a suo favore, mentre i proprietari del negozio di abbigliamento si costituiscono parte civile nel processo e chiedono, oltre alla restituzione dei 13mila euro spariti, altri 5000 euro di risarcimento.

Il legale della difesa, Giuseppe Sinatra, chiede l’assoluzione con formula piena.

“Il vigliantes – spiega al giudice – non avrebbe avuto alcun motivo di rubare quei soldi. Ha sempre fatto questo lavoro con precisione e sapeva benissimo che se avesse voluto sottrarre qualcosa lui sarebbe stato il primo ad essere accusato. E poi è una persona perbene, ha famiglia, lavora da trent’anni e una condanna gli farebbe anche perdere il lavoro.

Infine, al di là delle motivazioni – continua il legale -, il punto è che se è vero che questo plico è sparito, non c’è alcuna prova certa che la colpa sia sua. Niente lo incastra. Tantomeno il fatto che, come è stato verificato, lui ha portato in banca quattro buste. Che poi una è sparita e ne è apparsa un’altra con un contenuto diverso, non significa che abbia rubato”.

Ieri mattina il giudice Eugenio Turco lo ha assolto con formula piena da tutte le accuse per non aver commesso il fatto.

Francesca Buzzi


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13 dicembre, 2013

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