Viterbo – “Sei anni alla gogna giudiziaria e mediatica, mentre sapevo dal primo giorno di essere innocente”.
Carmine Improda finalmente sorride. L’ex comandante dei carabinieri di Canino è stato assolto dal tribunale di Viterbo. Dal 2008 era indagato per abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera di due extracomunitari. Accuse cadute mercoledì mattina, con la sentenza del collegio presieduto da Eugenio Turco (a latere Rita Cialoni e Silvia Mattei): innocente per insufficienza di prove.
I guai di Improda iniziano il 29 febbraio 2008. Il comandante viene fermato a un posto di blocco della finanza a Montalto di Castro. In macchina con lui ci sono due extracomunitari: un marocchino e un tunisino senza permesso di soggiorno, in abiti da lavoro e sporchi di calcinacci. Improda viene portato in caserma. A suo carico, scatta l’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: per il pm Laura Centofanti prima e Massimiliano Siddi poi, il comandante aveva assunto gli extracomunitari per dei lavori nella casa del figlio, sfruttando la loro manodopera a basso costo. La mancata denuncia del loro status di clandestini gli era valsa anche l’accusa di abuso d’ufficio, mentre l’interruzione di pubblico servizio era per aver mandato una pattuglia a controllare gli extracomunitari, ma solo dopo che la finanza lo aveva fermato.
Lo stesso pm Siddi ha chiesto l’assoluzione da tutti i reati alla fine di un “processo lungo e travagliato”, come lo ha definito nella sua requisitoria. Il magistrato ha parlato di “fatti dalla grave valenza disciplinare, dei quali, però, non si è raggiunta la prova a livello penale”. Dura l’arringa dell’avvocato Samuele De Santis, difensore di Improda insieme a Maria Antonietta Russo. Il legale ha ingaggiato uno scontro col pm sul capo di imputazione di Improda: “un pasticciaccio brutto”, secondo l’avvocato, seguito da un “disastroso esito delle indagini”, mentre per l’accusa, semplicemente, “le prove non hanno retto”. Al processo, infatti, non sono state acquisite le dichiarazioni dei due extracomunitari, cassate già in udienza preliminare perché sentiti dai carabinieri senza interprete.
E poi la presunta congiura ordita da qualche superiore. Il sospetto di un controllo non casuale, avanzato da alcuni testimoni. Ombre addensate sulla vicenda di Improda che, per un attimo, si intreccia con quella dell’avvocato De Santis. “Capisco personalmente il maresciallo”, ha dichiarato il difensore, tuttora al centro dell’indagine condotta proprio dal pm Siddi. “Vedersi portati in questura e sospesi dal lavoro è pesante per un maresciallo con quarant’anni di onorato servizio alle spalle. Sbattuto su tutti i giornali, la sua carriera è finita quel giorno, insieme a un po’ della sua vita. La vera condanna è stata questa e, da sola, gli è bastata”.
L’ex comandante di Canino adesso è in pensione. Allontanato dall’Arma, ha avuto problemi al cuore. Ma la tempra è rimasta forte, da vero meridionale.”Se davvero c’è stato un complotto contro di me, i responsabili pagheranno”. La moglie, accanto a lui, piange dalla gioia: “Oggi è il mio compleanno – dice tra le lacrime -. Non potevo ricevere regalo più bello”.
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