Vetralla – “Inseguiva il mio compagno con la macchina e brandiva un paio di forbici. Minacciava di ucciderlo”.
Storie di ordinario stalking. Al tribunale di Viterbo non si contano più i processi a ex compagni gelosi e molesti.
Stavolta è una trentenne di Vetralla a raccontare delle innumerevoli denunce contro l’uomo che le ha dato una figlia. “Ha dovuto lasciarlo perché era violento”, spiega in aula la sorella di lei, testimone al processo contro l’ex cognato. Ma la deposizione più lunga è quella della donna, che riepiloga una sequela di minacce e aggressioni.
“Spesso mi aspettava sotto casa – racconta la trentenne -. Una volta si è messo a gridare: ‘Se non scendi entro dieci secondi ti ammazzo’. E contava sempre più forte: Uno, due, tre, quattro… Il mio compagno ha cercato di calmarlo. Lui per tutta risposta mi ha preso a calci la macchina”.
Non sarebbe stata l’ultima volta. L’uomo avrebbe danneggiato più volte la macchina dell’ex, ma anche il citofono e la porta di casa, “presa a coltellate”, come racconta il compagno di lei. La coppia è parte civile al processo, insieme alla madre della trentenne, anche lei presa di mira dall’ex suocero.
“E’ mia madre che gli ha sfilato le forbici dalle mani il giorno in cui pedinava il mio compagno con la macchina e minacciava di ucciderlo – racconta ancora la 30enne -. Gli insulti erano all’ordine del giorno, così come le telefonate minatorie col numero privato. Una volta ha trovato spenti i nostri cellulari e ha chiamato la cugina del mio compagno. Solo per dirle: ‘Io sto sotto casa di tuo cugino, che lo ammazzo…’. In altre occasioni siamo stati seguiti e speronati. Un’altra volta ancora ha cercato di investirmi e mi ha sputato addosso”.
Una vita nella paura. E l’angoscia di una presenza continua. “Non potevo uscire da sola. Mi dovevo sempre far accompagnare. Il minimo era che mi dicesse cose orribili, come ‘Adesso vengo là e ti faccio a pezzi'”. L’uomo avrebbe anche minacciato di dar fuoco al negozio gestito dai familiari della 30enne.
A maggio 2011 ha tentato il suicidio. Anche di questo avrebbe informato la sua ex e i familiari: “Ci ha inviato un messaggio per dirci che voleva togliersi la vita – spiega l’ex cognata dell’uomo -. Lo ha fatto. Lo abbiamo trovato noi: si era tagliato le vene. Abbiamo chiamato subito il 118 e si è salvato”.
Il processo è appena iniziato. Continuerà nel 2015.
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