Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Prendo spunto dalle vicende sui contributi per le attività del cartellone Estate viterbese 2013 e del successivo Natale.
Situazione grave, a fronte della presunta e denunciata riduzione dei contributi promessi e concordati con l’allora assessore alla cultura Barelli da parte di alcune importanti realtà culturali.
Situazione che rischia di mettere definitivamente in ginocchio un settore che vive di poche risorse ed è per questo fragile, seppure costituito da professionalità di grande valore e che tanto ha dato a Viterbo, spesso investendo di tasca propria. Le associazioni e gli operatori culturali devono fare - tuttavia e necessariamente – una sostanziale e circostanziata autocritica.
Le circostanze “informali” così come gli accordi verbali con i quali ad oggi ci si confronta con gli amministratori sono poco plausibili e – al dunque - controproducenti.
Se avessero dato alle associazioni i soldi promessi e con relativo – minore – ritardo (al netto delle disfunzioni e delle carenze, degli accordi informali e dei nuovi ed assurdi parametri, ovvero le famose e poco chiare fasce di merito) oggi non saremmo forse a protestare. Le denunce sarebbero probabilmente meno veementi e dolorose.
Se trasparenza e partecipazione significa avere tutti i soldi e in tempi certi, senza cambiare le regole di confronto (ovvero senza modificare il sistema “collusivo” di scelta dei progetti, senza programmazione né regole – es: di rendicontazione e con i necessari tempi per la informazione ante e post programma) tutto questo protestare è inutile e pretestuoso.
Senza un atto pubblico, una determina, una delibera, una lettera di impegno â Barelli si sarebbe assunto oneri a titolo personale che non poteva mantenere e che non impegnavano l’amministrazione. Di questo deve risponderne – eventualmente – a titolo personale.
E le associazioni si sarebbero prestate in un processo che privo di garanzie e quindi al di sotto della soglia di sicurezza â costituisce un precedente pericoloso. Questo sistema è evidentemente collusivo nella misura in cui le parti sono “vincolate” da un accordo informale estromettendo implicitamente quelle che invece richiedono e pretendono chiarezza e trasparenza negli atti. Che ricordo sono pubblici e rispondono a criteri e parametri di legge.
Criteri e parametri che in questo caso non sembra siano stati rispettati. Ma paradossalmente l’ente in quanto tale in questo caso è meno colpevole che in altri casi. Siamo di fronte a comportamenti personali inaccettabili che tuttavia a Viterbo sono la prassi.
Piangiamo quindi un male da noi stessi provocato, nutrito e conservato. E’ urgente educare gli operatori e i cittadini alla legalità e alla responsabilità. Occorre condividere un nuovo sistema di confronto che non prescinda dagli aspetti dell’etica e della trasparenza. Occorre una nuova consapevolezza da parte degli operatori privati della cultura, come del terzo settore in generale.
Umberto Cinalli
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