Viterbo – “Ci minacciava col suo sangue. Diceva che era infetto: aveva l’epatite”.
Sembra il Bronx, ma è Viterbo. E’ un poliziotto a raccontare l’arresto di un 48enne romano per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Era il 29 settembre 2012. Il processo, a due anni di distanza, finirà forse nel 2015.
“Avevamo bloccato una persona che infastidiva i clienti di un bar – ha spiegato il poliziotto venerdì davanti al giudice Silvia Mattei -. Caricato in macchina, si è messo a urlare contro un soggetto che era fuori da un altro locale poco distante. Potevano aver litigato poco prima, perché l’altro aveva diverse ferite”. Il 48enne romano è “l’altro”. Quello che poco dopo finirà in manette per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Appena vede l’uomo fermato dentro l’auto della polizia, il 48enne si scaglia contro di lui come una furia. Sbatte contro la volante e quando gli agenti cercano di immobilizzarlo, se la prende anche con loro. Almeno questa è la ricostruzione del poliziotto ascoltato in aula che, oltre ai calci e pugni, ricorda gli insulti di ogni tipo. E quell’inquietante minaccia col sangue: “Con i miei colleghi ho fatto sei mesi di profilassi antiepatite per scongiurare il rischio di un contagio”.
La difesa dell’avvocato Luca Nisi insiste sulle ferite al 48enne, costretto a ricorrere alle cure dei sanitari dopo l’arrivo in questura. “Non è che si è ferito nei vostri uffici?”, ha chiesto il legale prima della categorica la replica del poliziotto: “Assolutamente no. Era ferito già quando lo abbiamo visto fuori dal bar. Altre lesioni se le sarà procurate a forza di agitarsi e di sbattere con forza contro la nostra macchina”.
In cinque, tra carabinieri e poliziotti, finirono al pronto soccorso nel tentativo di bloccarlo: ferite per sette giorni tra contusioni, escoriazioni e traumi vari. E poi la profilassi di sei mesi per i poliziotti. Ad aprile parleranno i testimoni della difesa.
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