Viterbo – Non il comune rischia di dover pagare danni per un milione e mezzo di euro, ma a Grotte Santo Stefano l’ampliamento del cimitero, altro che quest’anno, se tutto va bene arriverà nel 2016.
Quando si dice oltre al danno la beffa.
Riserva nuove (e poco piacevoli) sorprese, la decisione del comune di revocare il project financing per l’ampliamento del cimitero a Grotte e realizzarlo in proprio.
La ditta che aveva proposto il progetto presenta ricorso al Tar, ipotizzando un risarcimento danni milionario, ma nel frattempo la strada intrapresa dal comune per ora non porta da nessuna parte.
L’assessora Saraconi ritiene più conveniente realizzarlo in proprio. Come e quando, non si sa.
“Mi preoccupa – spiega il consigliere Fondazione Gianmaria Santucci – fino a un certo punto la richiesta danni, quanto piuttosto che fino al 2016 a Grotte il cimitero ampliato non l’avranno”.
Due conti e il perché è presto detto.
“Il sindaco Michelini – ricorda Santucci – è andato a Grotte a dire che il cimitero sarebbe stata la prima opera pubblica messa in campo dal comune. Invece non si farà prima del 2016.
E’ stata una mossa di grande superficialità, come avviene su tutto. Non c’è un piano economico, una proiezione, non ci sono progetti specifici”. E soprattutto non ci sono soldi.
“Devono accendere un mutuo – precisa Santucci – ma il patto di stabilità non consente di mettere in cantiere grandi opere. Palazzo dei Priori può investire un milione e mezzo in tutto. La metà e oltre della disponibilità la occupa per il cimitero?”. Spesa prevista oltre 800mila euro. Al momento restano nel cassetto.
Nel caso del project financing, la somma l’avrebbe messa Silve, ditta che aveva presentato il progetto, in cambio della gestione dei cimiteri cittadini.
“Abbiamo sempre detto – ricorda Santucci – che ogni amministrazione è libera di cambiare strategie come crede. Tuttavia è inimmaginabile che arrivi quasi a fine percorso, poi all’improvviso cambi idea senza motivazione.
La giunta può farlo, ma ci sono procedure da rispettare, altrimenti ecco quello che succede, arrivano diffide da tutte le parti.
E’ una modalità superficiale e rischiosa da portare avanti. Se avevano deciso di realizzare in proprio l’opera, perché hanno varato e tenuto per cinque mesi il bando per l’affidamento?
Perché hanno aspettato che l’impresa presentasse domanda per poi sospendere il bando e quindi annullare la procedura?”.
Bisognerebbe pensarci prima. “Non entro nel merito – continua Santucci – non sono il Tar, decideranno i giudici, ma il modo in cui l’amministrazione si è mossa è strana e le motivazioni deboli.
Ripeto: il problema non è nemmeno il risarcimento danni. La ditta chiede quello che ritiene opportuno, piuttosto il punto è che l’amministrazione ha smontato una procedura e non solo non ha risolto il problema, ma i grottani il cimitero non ce l’avevano e non ce l’avranno”.
L’argomento adesso torna in commissione.
“Ci dovrà essere un voto – ricorda Santucci – la ditta ha diritto a 50mila euro perché ha predisposto il progetto.
Ma se il comune perde e deve pagare pure il risarcimento danni, la procedura va alla Corte dei conti e alla fine potrebbero essere chiamati a pagare consiglieri e assessori che hanno dato il via libera alla pratica.
Mi auguro che chi lo farà, ne sia consapevole”.
Giuseppe Ferlicca
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