Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 15 settembre inizia una nuova avventura formativa, un altro sentiero annuale sulla via della conoscenza, dell’insegnamento, dell’apprendimento e altre componenti del servizio scolastico pubblico della comunità formativa dell’Orioli di Viterbo.
Con l’insediarmi come nuovo dirigente scolastico, nel collegio docenti del primo settembre, ho incontrato un’accoglienza calorosa, attenta e di grande disponibilità. Elementi, la cui autentica intensità, resteranno con viva gratitudine nella mia memoria.
In queste giornate di avvio dell’anno scolastico, ho constatato una diffusa propensione alla collaborazione, una volontà costruttiva trasversale e una motivazione alla formazione permanente che mi ha molto positivamente sorpreso. Ho trovato addirittura un gruppo i cui membri, con la guida di un esperto, lavorano “su se stessi”. Ciò che considero una delle tipologie più eminenti dei processi formativi, a tutti i livelli di età e di ruoli professionali.
La ricchezza dell’offerta formativa dell’Orioli, collocata su di un ideale orizzonte interdisciplinare, presenta delle peculiarità appassionanti. Ad esempio, la vocazione alla creatività centrata sulla morfologia dell’immagine, curata dai percorsi del liceo artistico, si coniuga con l’indirizzo di moda dell’istituto professionale. L’indirizzo professionale dei servizi socio-sanitari si raccorda con la funzione trasversale dell’integrazione scolastica della diversa abilità.
Funzione, di prezioso servizio al territorio e di vera democrazia scolastica, nel più puro spirito dell’insegnamento di don Milani. Questo istituto è notoriamente investito dalla più corposa domanda di integrazione esistente sulla città di Viterbo e sul territorio della sua provincia. La comunità formativa pone a fondamento della sua pratica di integrazione l’assunto che non si può proiettare la diversa abilità sul “portatore designato”. Ognuno di noi, da qualche parte nella complessità del proprio essere soggettivo, può imbattersi in una zona di diversa abilità, di inadeguatezza, di fragilità. E di ombra.
Le precedenti peculiarità, sul piano di una visione delle linee di potenzialità da sviluppare, mi si sono associate ad alcuni insegnamenti dell’umanesimo comunitario di Adriano Olivetti, una delle figure più significative della storia industriale d’Italia.
Di una tale ricchezza dell’offerta formativa, va dato atto al precedente dirigente scolastico Luigi Valente che, con la collaborazione dei docenti e del personale Ata, ha potuto allestire, all’incirca da un decennio ad oggi, una struttura istituzionale di non trascurabile rilevanza. Al preside Valente, con il quale ho avuto già occasione di collaborare nel 2007 in qualità di presidente della Sfi/Vt, rivolgo un augurio sincero.
Agli studenti dell’Orioli l’appello più accorato all’impegno. Costruito giorno per giorno. E interiorizzato come “manutenzione”, non solo degli impianti meccanici, elettrici e di altre strutture tecnologiche – oggetto di un ulteriore indirizzo formativo -, ma anche delle proprie motivazioni alla conoscenza, alle competenze. Ed ai comportamenti.
Nella congiuntura storica che stiamo attraversando, non poche nubi sembrano addensarsi sull’orizzonte delle nuove generazioni. Sul loro futuro. Nel nostro Paese, la disoccupazione giovanile sfiora il 44%. Un livello molto preoccupante. L’ascensore sociale – cioè la prospettiva per i giovani di migliorare la propria provenienza socio-economico-culturale -, non solo è bloccato, ma sembra spingere verso il basso. Si parla periodicamente di “fuga dei cervelli” all’estero.
La scuola pubblica deve evitare, a tutti i costi, di essere risucchiata dal gorgo di complicità con chi contribuisce ad accumulare nubi così fosche sulla progettualità di vita, individuale e collettiva, delle nuove generazioni. E gli studenti sono chiamati, loro per primi, a costruire un’alleanza forte con docenti ed operatori scolastici, onde sventare un simile rischio di complicità.
Gli studenti sono chiamati a rilegittimare la scuola pubblica. Che cos’è la comunità formativa? E’ un sistema di relazione. Ma come, voi direte, la scuola non è un ambiente dove si esplicano processi di insegnamento e di apprendimento? Si, certamente, ma quest’ultimi sono variabili dipendenti (effetti) dalla qualità delle relazioni (causa). Se vi sono buone relazioni – a tutti i livelli e in tutte le direzioni – vi è apprendimento ed insegnamento efficace.
Noi uomini e donne di scuola abbiamo imparato dall’esperienza che le dinamiche interne dei gruppi classe possono essere decisive nell’instaurarsi del clima di lavoro e della motivazione all’apprendimento. Se i più de-motivati, i meno interessati, “monopolizzano” e manipolano il clima di classe, anche i migliori professori otterrano risultati scarsi o nulli. Al contrario, se gli studenti più impegnati vengono percepiti come una risorsa per tutto il gruppo-classe, allora anche i meno interessati gradualmente scoprono il fascino della conoscenza e delle competenze.
Come il vecchio saggio don Juan insegnava all’antropologo Carlos Castaneda, ognuno deve trovare un “sentiero che abbia un cuore”. Che il dio della sapienza, il demiurgo di Platone, illumini il sentiero di tutti noi. Buon anno scolastico.
Pasquale Picone
Preside dell’”Orioli”
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