Viterbo - Maxiretata antidroga - Carabinieri e finanza - Stamattina in carcere l'interrogatorio del trentenne tunisino arrestato venerdì
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 La conferenza stampa dell’operazione Babele |
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Viterbo – Sarà ascoltato in tarda mattinata dal gip l’ultimo arrestato dell’operazione Babele.
E’ Aimen Melky, tunisino di trent’anni. Stamattina deciderà se rispondere alle domande del giudice in carcere o restare in silenzio.
Per lui le manette sono scattate venerdì mattina. “Si è presentato spontaneamente in caserma – spiega il suo avvocato Remigio Sicilia -. Quando scattò il blitz antidroga dei carabinieri e della finanza era già in Tunisia da un mese. Non si può assolutamente dire che sia scappato”.
La maxiretata dell’arma e delle fiamme gialle risale a primavera. All’alba del 19 maggio, furono arrestate 30 persone delle 32 per le quali il tribunale di Viterbo aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare. All’appello mancavano solo Aimen Melky e il dominicano Alexander Guerrero Rodriguez, detto “Melassa”, fuggito in Svizzera. Le manette sono scattate per entrambi appena tornati in Italia.
L’indagine, interamente incentrata sul traffico di droga in centro storico, parte a inizio 2013. Il 5 gennaio due giovani albanesi finiscono in manette: i carabinieri li trovano con un etto di hashish in casa. Loro dicono che è per una festa di compleanno. Patteggiano e tornano liberi. Sono i loro contatti telefonici con la connazionale Ana Roko a insospettire i carabinieri. Su di lei indaga anche la finanza. E’ chiamata “dama bianca” per la sua capacità di importare ingenti carichi di cocaina a Viterbo, grazie a una fitta rete di fornitori. La squadra mobile la arresta nella primavera del 2013.
Per il nucleo investigativo di Giovanni Martufi e la tributaria di Domenico Costagliola inizia l’indagine congiunta, sotto la guida del pm Paola Conti. Un viaggio nella Babele del centro storico, frazionata in quelle che il gip chiama “bande”, con i tunisini a San Pellegrino e i dominicani a San Faustino e via Cairoli. Sovrapponibili ai due gruppi, una quindicina di italiani, quasi tutti viterbesi. Ma erano i dominicani, secondo gli inquirenti, a movimentare le maggiori quantità di stupefacenti.
Molti indagati hanno patteggiato. Per altri undici sarà giudizio immediato: processo subito, senza udienza preliminare. Salvo richieste di riti abbreviati o patteggiamenti.
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