Viterbo – In undici a processo subito. Sul giro di droga tra San Pellegrino e San Faustino, la procura di Viterbo vuole accorciare i tempi.
Il pm Paola Conti, titolare dell’indagine, ha ottenuto il giudizio immediato per undici arrestati nel blitz Babele. Voci insistenti su una simile soluzione processuale avevano iniziato a diffondersi il mese scorso. La richiesta del magistrato è del 27 giugno.
L’operazione antidroga multietnica fece finire dietro le sbarre e ai domiciliari 31 persone tra italiani, dominicani e tunisini.
A processo a novembre, senza udienza preliminare, andranno i viterbesi Angelo Germani, Francesco Capotondi e Caterina Pierini, la 60enne già a giudizio per il trolley ripieno di cocaina trovatole in casa. I tunisini sono Mohammed Mezni e Bilel Chaalia. Il resto del gruppo è composto dall’unico albanese Musaku Thair e dai dominicani Antonio Ivan Duran Morales, Jose Hector Delgadillo Vargas, Luciano Hernandez Santo, Josefina Angela Abreu Hernandez e Rodolfo Feliz Castillo, giocatore nella squadra di baseball viterbese.
Proprio i dominicani, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero stati i più attivi nel traffico di stupefacenti ramificato in centro storico. Uno spaccio a bande, dove ci si aiutava a vicenda, anche se i tunisini erano stanziati a San Pellegrino mentre San Faustino e il Sacrario erano zona di influenza dominicana.
L’operazione, scattata all’alba del 19 maggio, fu eseguita dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Domenico Costagliola e dai carabinieri del nucleo investigativo coordinato da Giovanni Martufi. Dalle indagini, iniziate nel gennaio 2013, emerse che cocaina, eroina e hashish scorrevano a fiumi tra i vicoli del centro storico. Tre i chili di stupefacente sequestrati dall’apertura del fascicolo.
Gli spacciatori avrebbero utilizzato metodi diversi per trasportare gli stupefacenti. I dominicani usavano gli “ovulatori”, corrieri della droga che arrivavano in Italia dalla Spagna, incaricati di ingoiare gli ovuli e trattenerli nello stomaco. I tunisini, invece, erano soliti rifornirsi nella capitale. L’unico tratto in comune sarebbe stato il metodo di conservazione: la droga veniva spesso affidata a terzi dietro compenso. Spesso persone incensurate al di sopra di ogni sospetto.
In molti sono già da tempo sulla via del patteggiamento. Quanto agli 11 dell’immediato, le difese hanno venti giorni di tempo per decidere se andare a processo col rito ordinario o tentare altre forme di giudizio agevolato, come l’abbreviato o il patteggiamento. Conviene, in particolare, agli indagati che rischiano di più: i riti alternativi consentono di ottenere lo sconto di un terzo della pena, in caso di condanna. La scelta di un rito diverso dall’immediato comporterebbe lo stralcio della posizione dell’indagato, che seguirebbe un percorso a parte, rispetto a chi accetterà di andare a processo.
Degli undici, solo Luciano Santo Hernandez e Jose Hector Delgadillo Vargas sono ancora in carcere. Quasi tutti gli altri risultano ai domiciliari.
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