Vetralla – Girava con un fucile a canne mozze nella tasca della giacca.
E’ con quello che un 44enne di Gela (Caltanissetta), residente a Vetralla, avrebbe minacciato il proprietario di un locale e il suo amico, che non volevano farlo giocare alle slot machine.
Era il 7 marzo 2011. Ieri, la condanna del tribunale di Viterbo a due anni e mezzo. Uno in meno, rispetto alla richiesta del pm Stefano D’Arma.
A scatenare la discussione, la pretesa del 44enne di continuare a giocare, nonostante le proteste del titolare che doveva chiudere il suo bar sull’Aurelia Bis. Il cliente era irremovibile: aveva perso 250 euro e voleva recuperare. Così, all’insistenza del padrone del bar, avrebbe risposto estraendo il fucile dalla giacca e minacciando di ammazzarlo.
L’uomo sarebbe riuscito a smontare il fucile e nasconderne i pezzi, prima dell’arrivo dei carabinieri di Vetralla, all’epoca coordinati dal maresciallo Angelo Ciardiello.
Il 44enne ha chiesto la legittima difesa, proponendo una versione alternativa: la lite non sarebbe scoppiata col titolare del bar, ma con un suo amico che avrebbe imbracciato un crick per aggredire l’imputato. Lui, per tutta risposta, si sarebbe protetto con uno sgabello ed è a quel punto che la giacca si è aperta, mostrando il fucile smontato. Ascoltato dai giudici, dichiarò di portarlo con sé per difendersi, dopo alcune non meglio precisate “cose, accadute in Sicilia anni fa”.
L’arma sarebbe stata modificata in modo da risultare ancora più potente: il fucile era a canne mozze e con matricola abrasa. I carabinieri, all’atto dell’arresto, trovarono i pezzi e le cartucce fuori dal bar, subito dopo la lite, nascosti in dei sottovasi.
Restò otto mesi a Mammagialla. Poi, dopo vari atti di autolesionismo, tra cui un tentativo di tagliarsi le vene, fu trasferito al reparto protetto del carcere di Rebibbia. Oggi è libero. La perizia psichiatrica eseguita durante il processo lo ha confermato capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
Tre anni dopo, la condanna, oltre che per minacce anche per detenzione e alterazione di arma clandestina. Ma il processo è solo al primo grado.
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