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Valentano - Tribunale - Parla l'ex fidanzata di un 30enne accusato di furto, violenza privata, lesioni, ingiurie, minacce, stalking

“Mi ha presa per il collo e dato della puttana”

di Francesca Buzzi
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Valentano

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Il tribunale

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Valentano – Furto, violenza privata, lesioni, ingiurie, minacce, stalking e percosse.

Una lunga serie di reati che sommati insieme fanno l’ennesimo agghiacciante finale di una storia d’amore come tante, durata pochi mesi e conclusasi nel peggiore dei modi.

I due ragazzi, sulla trentina, si conoscono a dicembre del 2010 e cominciano subito a frequentarsi. La notte di Capodanno c’è il primo litigio burrascoso: lui urla e insulta, ma lei lo perdona dando la colpa a qualche drink di troppo. Le settimane passano e le discussioni non si placano. A marzo lei decide di tagliare i ponti, lui non ci sta e quando le chiede di incontrarla di nuovo, succede il peggio.

Una brutta storia che ieri la vittima, costituitasi parte civile nel processo, ha tentato di ricostruire in tribunale con l’aiuto del pm Barbara Santi e del suo avvocato Enrico Mezzetti.

“Il 31 dicembre del 2010 – spiega la ragazza al giudice Mattei – eravamo con degli amici in una discoteca di Viterbo. Lui era molto geloso quindi forse mi avrà visto parlare con qualcuno poco lontano e questo è bastato per mandarlo su tutte le furie. Mi ha preso per il collo e mi ha dato della puttana. Poi ha aggredito anche una mia amica. Urlava che mi avrebbe ammazzata. E’ stato fuori di sé almeno per un’ora. Poi si è calmato, mi ha chiesto scusa e io, come una stupida, gli ho creduto”.

Una brutta scena che la giovane,all’epoca 30enne, sperava non ricapitasse più. La relazione è continuata tra alti e bassi fino ai primi di marzo, quando lei le dice di voler chiudere i rapporti e ricominciare un’altra vita.

“Lui non voleva – continua – perché diceva che mi amava e che dovevamo stare insieme. Per alcuni giorni ci siamo scambiati qualche messaggio, ma io ero molto chiara e gli spiegavo che non avrei voluto tornare insieme”.

Una sera, il 16 marzo, la ragazza passa la serata con la cugina nella stessa discoteca in cui aveva trascorso il Capodanno con il suo ex, F.P. Lui non è nel locale, ma appena le due ragazze escono, intorno alle 3 di notte, lei riceve una sua chiamata.

“Mi ha detto che dovevamo vederci – ricorda – e che dovevo smetterla di fare la puttana perché altrimenti mi avrebbe ammazzata. Io stavo tornando a Canino con la macchina di mia cugina che guidava. Lui intanto mi tartassava di telefonate: almeno una ventina in poco più di mezzora. Continuava a ripetere che voleva vedermi, minacciando di venire sotto casa mia a fare un casino. A quel punto ho deciso di andarci, ho sbagliato, ma avevo paura. Così a Canino ho preso la mia macchina e sono andata all’incontro in un parcheggio della zona artigianale di Valentano”.

La cugina, intanto, per non lasciarla sola la seguiva con la sua macchina, passando di continuo sulla strada che costeggiava l’area di sosta, per non perderla mai di vista.

“Appena sono salita sulla sua macchina – racconta la ragazza – mi ha insultata di nuovo, come faceva sempre. Mi ha presa per il collo graffiandomi il seno. Poi mi ha dato uno schiaffo con il dorso della mano e mi ha sbattuta addosso al finestrino. Strillava e mi costringeva ad ammettere di essere una puttana. Io piangevo e avevo paura, allora l’ho assecondato”.

I ricordi, che fino a pochi minuti prima sembravano sbiaditi, le tornano alla mente con la rabbia e il terrore di tre anni fa e la ragazza non riesce a trattenere le lacrime. Si prende solo pochi istanti di pausa, poi continua a raccontare.

“Provavo ad andare via ma non ci riuscivo – prosegue un po’ scossa, ma decisa – perché lui mi prendeva il cellulare e la borsa. Alla fine gli ho lasciato il mio telefono, ho preso la borsa e me ne sono andata. Avevo dei segni sul viso e il sangue che mi scendeva dal sopracciglio. Ero sconvolta e mi sono fatta accompagnare da mia cugina dai carabinieri di Canino. Al citofono mi hanno risposto che la caserma era chiusa e quindi sono tornata la mattina dopo per fare la denuncia”.

I militari il giorno successivo hanno invitato la ragazza a farsi refertare dal pronto soccorso e, intanto, sono andati a far visita a casa del ragazzo. Qui lui ha riconsegnato il telefono di lei smontanto, con la sim disinserita e la batteria tolta. Lo hanno ricomposto e riconsegnato alla giovane, ma all’interno non c’erano più i messaggi e le telefonate della notte appena trascorsa.

C’erano, invece, alcuni sms inviati da F.P. alla sua ex nei giorni precedenti, quelli subito successivi alla fine della relazione. Su quelli ha puntato la difesa dell’imputato, rappresentata in aula dall’avvocato Marco Russo.

“Tra quei messaggi – ha detto l’avvocato Russo – ci sono alcuni che mi sembrano non coincidere con il fatto che il mio assistito sia stato lasciato da lei e che per giunta abbia insistito nel cercarla. Tra questi ne cito un paio: “Ti amo pure io ma non voglio più avere a che fare con te”, “Basta sms da bambini e basta con te”. Come me li spiega?”

“Avevo già detto che nei primi giorni di marzo del 2011 ci siamo scambiati dei messaggi – ha replicato la ragazza -. Lui cambiava sempre le carte in tavola: a volte diceva che mi amava e altre si comportava come se fosse stato lui a lasciarmi. Io non ho mai negato di volergli ancora bene, prima dell’aggressione. Ma questo non credo possa essere una giustificazione per quello che mi ha fatto quella notte”.

Dopo la testimonianza della cugina della ragazza e di uno dei carabinieri che si occupò del caso a suo tempo, il giudice Silvia Mattei ha rinviato il processo al 10 luglio 2015. Sarà la volta dei testimoni di parte civile.

Francesca Buzzi


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18 ottobre, 2014

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