Viterbo – In tanti, dopo che una legge istituì a Viterbo l’università, se ne arrogarono il merito. Molti, però, dimentichi della storia che portò a considerare Viterbo naturale sede di ateneo lungo un percorso travagliato e difficile che gli enti locali e le forze economiche poterono avviare e compiere perché a guidarlo ci fu un uomo tenace, intelligente, deciso e non sempre capito.
Gilberto Pietrella “inventò”, infatti, l’obiettivo università nel 1968 da assessore provinciale alla pubblica istruzione.
Gli diede anima e concretezza fino a “costringere” alla condivisione consiglio regionale, forze politiche locali e nazionali, governo e parlamento, con l’aiuto di uomini come Andreotti ed Ossicini a Roma e, a Viterbo, Iozzelli, Bruni, Pollastrelli, Onio Della Porta, determinante quest’ultimo nella conclusione dell’iter parlamentare.
Pietrella era un cavallo di razza della Dc, fu presidente a Palazzo Gentili, ma le circostanze non gli consentirono di diventare consigliere regionale e senatore, pur essendo alle vigilie elettorali sempre in ottima pole position.
Si dedicò totalmente – oltre che al suo collegio, alla sua Cura di Vetralla, all’associazione dei mutilati e invalidi civili, di cui fu presidente nazionale – alla istituzione dell’università.
Cominciò nel 1968, quando da assessore provinciale fu incaricato di costituire un Consorzio fra la Provincia, il Comune di Viterbo, la Camera di Commercio e la Cassa di Risparmio con lo scopo di creare una libera università e di ottenere corsi distaccati da la Sapienza di Roma.
Rimase sempre coerente con il fine approvato dall’amministrazione provinciale su sua proposta il 12 luglio 1969: ”il duplice vantaggio sul piano didattico logistico per gli studenti e, sul piano dei valori, per la promozione di Viterbo”.
Portò lui stesso al prefetto, il 12 ottobre, la documentazione necessaria per il riconoscimento del consorzio ed il 13 ne fu nominato commissario.
Già il 15 dicembre si inaugurò la sede alla Trinità, dove la Libera università della Tuscia cominciò con magistero ed economia e 293 studenti.
Le forze politiche osservavano: chi con attenzione speranza, chi con lo scetticismo, se non l’avversione individuale propria di non pochi dalle nostre parti. Da Roma invece crebbe man mano l’interesse dei docenti, molti di gran nome. Come l’ex rettore de La Sapienza professor Luigi Frati, all’epoca sindacalista universitario della Cisl, che il professor Pietrella conquistò alla causa.
Il 23 ottobre del 1973, furono in tremila gli studenti che sfilarono per la città al grido di “Via la libera università, vogliamo l’università di Stato” ma l’obiettivo senza la Lut (Libera università della Tuscia) non sarebbe mai stato possibile e lontano dall’essere ipotizzato senza Pietrella che arrivò a organizzare una protesta davanti al consiglio regionale portando lì tre pullman da viterbo.
Nel 1977, ci fu la svolta: la Dc perse la presidenza della provincia e il Pci che le era succeduto legò l’impegno per l’università statale allo scioglimento del consorzio ed all’uscita di scena del commissario Pietrella.
Così avvenne, gli succedette Mario Moscatelli ed il 28 marzo del 1979 la acuta regia di Onio Della Porta riuscì a far approvare la legge istitutiva dalla commissione in sede legislativa a poche ore dallo scioglimento delle camere
Mi toccò allora in sorte di darne notizia al consiglio provinciale. Ricordai l’impegno del professor Pietrella e gli anni in cui con i giovani e poi con la Dc, che guidavo, gli fui accanto. Oggi, rileggo con rispetto quanto mi scrisse l’8 ottobre 1977 lasciando il consorzio: “Allontanamento” lo chiamò con amarezza aggiungendo “L’iniziativa auspicata dai giovani, e te con loro, perseguita con successo, non potrà non avere riflessi sulla vita sociale della provincia: per i giovani, per l’assetto civico”. In linea con la decisione del 1969.
Questo è stato fino all’ultimo il suo impegno e a lui tutta la comunità viterbese dovrà sempre essere riconoscente, per aver “fatto”, non solo detto.
Renzo Trappolini
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