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Viterbo - Tribunale - Ennesimo rinvio del processo per diffamazione a Berlusconi - Antonio Di Pietro sbotta in aula

“E’ una vergogna, questa è l’Italia”

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Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Antonio Di Pietro al tribunale di Viterbo

Antonio Di Pietro al tribunale di Viterbo

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Antonio Di Pietro al tribunale di Viterbo

Antonio Di Pietro al tribunale di Viterbo

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi 

Viterbo – Diffamazione di Berlusconi a Di Pietro, ennesimo rinvio. E l’ex magistrato non ci sta (video – galleryslide).

“E’ una vergogna, sono sette anni anni che aspettiamo di far partire questo processo”. Ha urlato in aula Antonio Di Pietro mentre il giudice di pace Fagioni rinviava l’udienza per un difetto di notifica a Silvio Berlusconi.

“E’ del tutto assurdo che non sia possibile far arrivare una notifica a un ex presidente del Consiglio – tuona Di Pietro – Questa è l’Italia! E’ una vergogna!”.

La richiesta di rinvio è stata avanzata dall’avvocato di Berlusconi, Valentina Bolis in sostituzione di Niccolò Ghedini, perché la notifica è arrivata soltanto all’indirizzo del legale del Cavaliere e non a palazzo Grazioli, residenza eletta da quest’ultimo per le comunicazioni del processo.

All’istanza non si è opposta il pm Paola Conti e il giudice non ha potuto far altro che confermare il difetto di notifica e rinviare il processo a fine febbraio. Il tutto mentre Di Pietro continuava a borbottare in aula, manifestando il suo palese dissenso.

I fatti del processo risalgono al 26 marzo del 2008 quando durante un comizio al Palamalè il Cavaliere disse che “Di Pietro si è laureato grazie ai Servizi, perché non è possibile che l’abbia presa uno che parla così l’italiano”. E ancora che l’ex toga, quando esercitava la professione di magistrato, avrebbe “messo dentro persone senza prove”.

Da qui la denuncia per diffamazione e l’inizio di una lunga storia di ricorsi. La Camera dei deputati, infatti, ha riconosciuto in un primo momento l’immunità a Berlusconi, confermata dal giudice di pace di Viterbo secondo cui il leader di Forza Italia non era punibile proprio per quel motivo.

In seguito gli atti sono stati trasmessi alla Corte costituzionale e la Consulta ha annullato la delibera del 2010 con cui la Camera definiva Berlusconi intoccabile. Da qui il ricorso in Cassazione del pm Conti, sollecitato dall’avvocato di Di Pietro Maria Raffaella Talotta. Ricorso vinto, mentre gli atti finivano di nuovo alla Consulta per decidere del conflitto di attribuzioni tra il potere legislativo della Camera e quello giudiziario della Magistratura.

Dopo tutta questa trafila di passaggi per Berlusconi non c’è stato altro da fare se non approdare al processo di fronte al giudice di pace di Viterbo. Di Pietro si è costituito parte civile e alla prossima udienza, sempre se verrà finalmente celebrata, dovrebbe essere ascoltato dal giudice.


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16 gennaio, 2015

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