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Viterbo - Tribunale - Sconterà gli ultimi sei mesi della pena nel reparto psichiatrico del penitenziario di Aversa - L'avvocato: "Lui vittima di chi non l'ha saputo curare e salvare"

Otto mesi al 40enne che picchiò i genitori

di Francesca Buzzi
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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – Otto mesi al 40enne che picchiò i genitori.

Era stato arrestato il 10 novembre con l’accusa di aver aggredito prima i suoi genitori e poi anche i poliziotti. Ma la storia di P.F., 40 anni di Viterbo, è molto più delicata di quello che appare da quel semplice episodio. Ha radici lontane e probabilmente troppo profonde per essere estirpate.

L’uomo, tossicodipendente cronico aveva minacciato addirittura il suicidio in tribunale perché non voleva andare in carcere. Ma il giudice Mattei e il suo avvocato Marco Ambrosini hanno avuto non poche difficoltà a trovargli una destinazione diversa dalla cella del penitenziario di Mammagialla.

Difficile trovare una struttura in grado di accoglierlo, impossibile rispedirlo ai domiciliari, tra le stesse quattro mura dove per anni avrebbe consumato violenza fisica e psicologica sui propri genitori, arrivando perfino a segregarli in casa perché non frequentassero sua sorella e il nipotino.

Nel corso del processo il tribunale ha disposto la perizia psichiatrica della dottoressa Cristiana Morera, secondo la quale il 40enne sarebbe parzialmente incapace di intendere e di volere. Parzialmente, dunque, sottoponibile a processo.

“Non possiamo discutere solo del caso isolato del 10 novembre – ha spiegato il legale nella sua arringa difensiva -. Siamo di fronte, purtroppo, a un soggetto che ha seri disturbi borderline continuativi da anni. Ha fatto uso di sostanze stupefacenti in maniera pensante e i maltrattamenti sui suoi genitori durano da tempo. Questa è una persona che va curata, aiutata come nessuno ha saputo mai fare. E’ una vittima di se stesso ed è pericoloso per sé e per gli altri”.

Inoltre, secondo questa tesi, non reggerebbe neanche la resistenza a pubblico ufficiale nei confronti dei poliziotti.

“Quella reazione – continua l’avvocato Ambrosini – il mio cliente ce l’avrebbe avuta con chiunque. Stava dando in escandescenza. Era fuori di sé. Non ha aggredito gli agenti con lo scopo di farlo”.

Ma per il giudice Mattei l’incapacità di intendere e di volere rimane comunque parziale. Per questo il processo si è concluso infine con una pena di otto mesi, decisamente inferiore rispetto a quella di un anno e sei mesi chiesta dal pubblico ministero, ma comunque detentiva.

Nel frattempo in tribunale è arrivato l’ok del reparto psichiatrico del carcere di Aversa, disposto ad accogliere P.F. Lì, quindi, trascorrerà gli ultimi sei mesi di detenzione che gli rimangono, visto che due li ha già passati a Mammagialla.

Resta, purtroppo, il dramma sociale di una situazione annunciata da anni e mai risolta. “Per i prossimi sei mesi – commenta l’avvocato Ambrosini – sappiamo che il mio assistito sarà ad Aversa, ma poi? Che fine farà? Chi si prenderà cura di lui? Il rammarico è che nessuno è riuscito a salvarlo e questo potrebbe compromettere anche la serenità delle persone che gli ruotano attorno”.

Francesca Buzzi


Articoli: 40enne picchiò i genitori, affidata la perizia psichiatrica –  “Tanto in carcere mi ammazzo” – Genitori anziani aggrediti e malmenati, arrestato quarantenne


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24 gennaio, 2015

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