Viterbo – Rito abbreviato per il trentenne viterbese accusato di aver violentato una coetanea dopo una festa di Carnevale.
Il gup Salvatore Fanti ha accolto la richiesta della difesa: giudizio abbreviato secco. Vale a dire: allo stato degli atti. Significa che nel fascicolo non entreranno prove ulteriori rispetto a quelle già raccolte. Non testimoni. Non ulteriori consulenze.
A luglio, il pm Renzo Petroselli, la parte civile Francesco Massatani e il difensore Marco Russo torneranno in aula per ricostruire – ognuno dalla propria ottica – quello che accadde la notte del 10 febbraio 2013.
Dopo un veglione in maschera a Ronciglione, una trentenne torna a casa a Viterbo con un suo collega e il fratello. E’ quest’ultimo ad accompagnarla fin dentro al suo appartamento: la ragazza ha bevuto. Non si regge in piedi e non riesce neppure ad aprire la porta di casa.
Il suo accompagnatore la aiuta, ma secondo la ragazza non si limita a questo. Tra i ricordi sfocati dall’alcol, le viene in mente l’immagine di lui che la spoglia e cerca un contatto, mentre lei tenta di respingerlo come può. Il giorno dopo, la giovane donna realizza, corre in questura e al pronto soccorso, dove i medici confermano una lesione nelle parti intime.
La difesa di lui, un anno e mezzo dopo, ribatte con una denuncia per calunnia, in risposta a quella per violenza sessuale.
Le telecamere del parcheggio dicono che tra l’arrivo e la partenza della macchina dell’indagato passano appena otto minuti. Otto minuti per raggiungere l’appartamento, salire le scale sorreggendo lei che non stava in piedi, aprire a fatica la porta, perché nessuno era lucido abbastanza da infilare le chiavi nella toppa, tentare l’approccio e tornare alla macchina. Troppe azioni in poco tempo. Con lui che, del resto, nega categoricamente di essersi trattenuto in casa della ragazza.
A luglio la sentenza.
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