Viterbo – Nessuna associazione a delinquere, ma condanne sonore per riciclaggio, falso, ricettazione, appropriazione indebita e simulazione di reato.
Si è concluso così il processo “Black Togo”: otto imputati (uno morto prima di conoscere la sentenza), quasi tutti arrestati dalla polstrada di Viterbo e Terni nel febbraio 2009.
L’accusa – pm Chiara Capezzuto – contestava un giro di riciclaggio di autoveicoli, escavatori e betoniere che avrebbe coinvolto in totale sedici persone, anche se solo in otto sono finiti alla sbarra.
I mezzi da cantiere riciclati sarebbero stati clonati e rivenduti in Sudamerica, Europa dell’Est e Nordafrica. Ed è proprio da uno dei paesi africani che prende il nome l’operazione della polstrada. A capo di quella che per gli inquirenti era una vera e propria organizzazione, ci sarebbe stato Claudio Pacchiarotti, 63enne originario di Civitella d’Agliano e residente a Lomè, in Togo. I giudici l’hanno condannato a 6 anni e 6mila euro di multa. A parte due assoluzioni, agli altri hanno inflitto condanne dai sei mesi ai sette anni (pena più alta per un altro dei principali imputati, Marco Livio Luxardo), con multe dai 600 ai 7mila euro.
I mezzi (veicoli commerciali, industriali, da cantiere e automobili) erano generalmente presi in locazione o di proprietà di società in leasing. L’esportazione sarebbe avvenuta tramite documenti falsi presentati alla motorizzazione di Viterbo, che segnalò il fatto all’autorità giudiziaria. Da qui prese le mosse un’inchiesta monumentale: quattro faldoni di atti, per ricostruire, veicolo dopo veicolo, tutte le esportazioni irregolari, con documenti falsi o rubati.
Gli imputati, interdetti in perpetuo da pubblici uffici, dovranno risarcire la compagnia di assicurazione Alliance Spa, liquidando la somma che il giudice civile dovrà stabilire.
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