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Viterbo - La mobilitazione di comitati e associazioni scolastiche e studentesche

Due referendum abrogativi della “Buona scuola”

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Viterbo - Gli insegnanti contro la "Buona scuola"

Viterbo – Gli insegnanti contro la “Buona scuola”

Viterbo - Gli insegnanti contro la "Buona scuola"

Viterbo – Gli insegnanti contro la “Buona scuola”

Rossella De Paola

Rossella De Paola

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nel mondo della scuola, in questi giorni, si parla molto di due referendum abrogativi della cosiddetta legge della “Buona scuola”, altro clamoroso risultato firmato dal governo Renzi.

Ennesima legge, calata dall’alto, senza nessun ascolto – benché spacciato da una propaganda imponente ma mai realizzato – degli insegnanti, genitori, studenti, sindacati, nonostante quasi un anno di mobilitazioni, manifestazioni, scioperi e assemblee continue in tutta Italia, imposta a colpi di fiducia e con un iter molto discutibile, riscontrando notevole polemiche e ampio dissenso tanto da volerne chiedere l’abrogazione.

In tutta Italia, coordinamenti, comitati e associazioni scolastiche e studentesche che, delusi da sindacati e forze politiche, hanno pensato di organizzarsi autonomamente e di vagliare la possibilità di un referendum.

Il 12 luglio 2015 a Roma tutte queste componenti si sono riunite una prima volta, in assemblea, dove è stato unanimemente deciso di affidare a esperti costituzionalisti lo studio dettagliato di tale legge, onde poter pianificare un referendum, che possa toccare tutti i punti abrogabili della riforma e depositare quesiti condivisi con gli “addetti ai lavori” e non solo.

Il 6 settembre a Bologna, si terrà una seconda assemblea nazionale che delibererà nel merito. Nonostante le decisioni prese a Roma, lo Snals di Napoli e il gruppo politico “Possibile” dell’onorevole Civati, senza hanno comunque intrapreso, in solitaria, la via di due diverse proposte referendarie.

Il primo promosso da Civati – e in questi giorni viene molto pubblicizzato a Viterbo – del gruppo politico “Possibile” – Pd – riguarda sostanzialmente la controversa e anticostituzionale “chiamata diretta” da parte dei dirigenti scolastici, e chiede, quindi, l’abrogazione di alcune parti dell’articolo 1 con l’intento di “evitare la precarizzazione progressiva di tutti i docenti nominati a tempo indeterminato, sopprimendo il potere di scelta del dirigente scolastico e l’incarico triennale”.

Il referendum promosso da Civati, scritto da Andrea Pertici, professore ordinario di diritto costituzionale a Pisa è, a nostro avviso, sicuramente ammissibile ma insufficiente in quanto non tocca altri punti legati alla riforma come ad esempio l’alternanza scuola lavoro, argomento caro a tutti quegli studenti che dovranno svolgere manovalanza gratuita presso aziende private.

Le cospicue e, anche queste, anticostituzionali sovvenzioni alle scuole private; l’aziendalizzazione delle scuole statali; il comitato di valutazione, che sottrae agli ispettori ministeriali tale compito, nel quale sarà presente anche una componente genitori e, per la scuola secondaria di secondo grado, anche di un alunno, quindi una commissione che non offre nessuna garanzia di terzietà e di giudizi obiettivi; la fine del principio cardine della libertà d’insegnamento.

Il secondo referendum è stato promosso dallo Snals di Napoli denominato gruppo “Leadership nazionale” e chiede l’abrogazione totale della legge.

Un siffatto quesito non è ammissibile perché la legge contiene parti legate al Def e deleghe in bianco, quindi non abrogabili, e che creano un vuoto legislativo. Per tali ragioni molto probabilmente verrà respinto dalla Corte Costituzionale. Di tale referendum, inoltre, non si conoscono i nomi delle quattordici persone che lo hanno depositato, degli avvocati firmatari e dei costituzionalisti che lo patrocinano.

Perché il gruppo che ne guida l’organizzazione non vuole rendere pubblici i nomi? Quali sono i suoi reali interessi nel merito?

Inoltre, tale referendum, viene appoggiato da numerosi gruppi “no gender” che, erroneamente e strumentalmente, propagandano una presunta e inesistente “ideologia gender” all’interno della legge di riforma e quindi nei futuri programmi scolastici.

Tali gruppi stanno letteralmente spargendo terrore psicologico nella mente dei genitori, attraverso falsi comunicati diffusi a macchia d’olio tramite i social network. Sebbene tutto questo andrebbe a favore di chi seriamente lotta e contrasta questa riforma, risulterebbe povertà intellettuale e morale approfittarne.

False sono tutte le informazioni che circolano circa questo “progetto educativo” che riportano programmi a dir poco grotteschi e non supportati da nessun documento ufficiale.

Il “referendum civatiano” probabilmente passerà il vaglio della Corte ma risulta esiguo e tralascia punti che non vanno della riforma e che potrebbero e dovrebbero, invece, essere abrogati.

Il secondo referendum non passerà mai il vaglio della Corte per i motivi suddetti e rischia, quindi, di essere solo fonte di ulteriore confusione e un notevole dispendio di energia.

Prima di firmare per i referendum già proposti sarebbe opportuno aspettare la data dell’assemblea nazionale del 6 settembre a Bologna e le decisioni comuni che lì saranno prese. La raccolta firme dei due referendum non risulterebbe comunque compromessa, poiché, per gli indecisi, ci sarà sempre tempo per poter firmare.

Inoltre, sebbene passerà più tempo per poter andare a votare, gli insegnanti ancora in dubbio sulla qualità di questa riforma potranno farne esperienza diretta e i genitori potranno essere attentamente informati e sensibilizzati.

Ora, a voi le conclusioni e ricordate bene che nelle vostre mani c’è il destino della scuola, non quella intesa in senso fisico, quattro mura e un po’ di banchi, ma nel senso civico e sociale più stretto, il luogo dove si formano le menti dei vostri figli, i cittadini di domani. La tua firma è importante, riflettici.

Serena Cerasetti – Csv coordinamento scuole Viterbo

Rossella De Paola – Comitato Lip Viterbo


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24 agosto, 2015

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