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L'irriverente - Santa Rosa - Con un occhio alla storia e un altro al buon senso è bene passare oltre le incomprensioni

“Comune e sodalizio, alla fine tutti de ‘n sentimento”

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo – Chi non è nato dentro le mura, ma per anni ha osservato da vicino il rapporto tra Viterbo e santa Rosa – meravigliandosene con rispetto – intuisce come la ragazza morta a diciott’anni tanti secoli fa dopo essere stata segno di coraggio e “contraddizione” direbbe il vangelo, è tuttora simbolo unificante e di identità della città. Anzi dei cittadini. Cosicché, nei secoli, anche le istituzioni pubbliche locali ne hanno preso atto e agito di conseguenza.

Non solo quindi memoria e folclore,  ma qualcosa di più intimo: fiducia personale di ognuno nell’aiuto e  nella confidenza con la giovinetta santa a furor di popolo.

Tanto che ci sono uomini forti e virili nella energia fisica e nei sentimenti che, indipendentemente da altre convinzioni individuali, ad essa si dedicano tutto l’ anno: i facchini di Santa Rosa nei quali la gente, i viterbesi si specchiano vedendo se stessi.

Alle istituzioni, quindi, non è restato, sempre, che certificare fenomeni come questi, i quali sono emanazione diretta del sentire e dell’essere collettivo, al punto che le pur utili regole del diritto possono trovare, nei vari momenti, difficoltà di applicazione.

Ha comunque fatto bene l’ex sindaco Giuseppe Fioroni ad intervenire per ricordare fatti ed atti firmati a e da Palazzo dei Priori, perché la memoria del passato non va dimenticata (pur se siamo all’anno 2 dopo Matteo, il rottamatore…. E, d’altronde, gli sfasciacarrozze, cos’altro sono  se non proprio i custodi di pezzi del passato? Ma lasciamo perdere).

Fioroni, dunque, ha scritto che “i rapporti difficili tra sodalizio, comune e costruttori hanno riguardato tutte le generazioni e tutte le amministrazioni”

Don Salvatore Del Ciuco, prete viterbese, storico, ed uomo di fatti , avrebbe approvato.

Anche lui, in un prezioso libro sulla Macchina di santa Rosa, scrisse che “come avviene in tutte le circostanze importanti, qualche polemica accompagna e precede la realizzazione, ma tutto giova a tener desto l’interesse dei cittadini che attendono con ansia il passaggio della macchina”, l’esaltazione di Rosa.

Come avvenne già subito dopo la sua morte, quando Alessandro IV, il papa che allora era anche sovrano, dovette intervenire d’autorità  per dirimere una lite tra monache di conventi diversi che si contendevano il culto della santa. “Per togliere il pretesto ad ogni controversia” dovette addirittura far traslare corpo di santa Rosa con una processione che quelle successive ricordano non senza il contorno di altre discussioni e talora liti.

Come quelle tra aspiranti costruttori. Per esempio, un certo Boiler che nei primi anni del XVIII secolo pretese di essere risarcito dal comune perché il suo bozzetto era stato scartato.

D’altronde, proprio il sindaco Fioroni, nel 1984, annotò che a Viterbo, “ognuno partecipa, discutendo su tutto ciò che riguarda la Macchina, non mancando mai al trasporto”.

Sarà così anche il 3 settembre 2015, quando alla domanda del capofacchino “siamo tutti d’un sentimento?”, tutti, proprio tutti, risponderanno all’unisono “Sì”.

E allora, con un occhio alla storia e un altro al buon senso, passiamo oltre e… viva Santa Rosa!

Renzo Trappolini


Articoli: Fioroni: Con Nello e Rosati non sarebbe successo Mecarini: “Il Sodalizio non ha bisogno del riconoscimento del comune” – “La macchina è del comune, il Sodalizio riconosca il nostro ruolo” – Articoli: D’Ubaldo (Fiom): “Portate con voi il segno della preoccupazione e della rinascita” Mecarini: “Nessuna sosta in comune prima del trasporto”


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2 settembre, 2015

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